La sedia della felicità

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Carlo Mazzacurati è un cineasta che ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, sin dal bellissimo esordio, Notte italiana, noir padano prodotto da Nanni Moretti che aveva visto del talento nel ragazzo. Autore di un cinema dalle atmosfere sospese, spesso malinconico, riflessivo, il regista di Vesna va veloce, Il toro, Il prete bello, ha però anche una vena comica che pochi conoscono e che ha fatto intravedere a sprazzi nella sua carriera. Ne La lingua del santo, prima di tutto, ma anche in A cavallo della tigre e ne La passione.

La sedia della felicità non è quindi una sorpresa o un corpo estraneo per Mazzacurati, se lascia spiazzati è più perché da tempo il cinema italiano non tirava fuori una commedia così fuori dagli schemi.

Un tatuatore e un’estetista vanno in giro per il Veneto alla ricerca di una sedia che nasconde un tesoro. Durante la caccia si imbattono in personaggi surreali, affiancati a un certo punto da un prete esaltato e irascibile.

Il finale ovviamente non si svela, ma La sedia della felicità è un film tutto da godere, una favola moderna che strizza l’occhio alla commedia slapstick degli Sessanta, da Questo pazzo pazzo pazzo mondo a Hollywood Party, in cui la trama romantica si integra perfettamente alla ricerca dello scrigno. Mazzacurati si diverte e si concede totale libertà di stile e di scrittura, tratteggiando la coppia protagonista, formata da Isabella Ragonese e un magnifico Valerio Mastandrea, con un amore quasi commovente. A loro si aggiunge un fantastico Giuseppe Battiston e soprattutto i cameo dei molti amici che hanno voluto partecipare a questo gioco cinematografico, da Marco Mazzocca a Roberto Citran, fino ad Antonio Albanese e soprattutto la coppia Silvio Orlando – Fabrizio Bentivoglio televenditori di quadri: il loro momento vale da solo il prezzo del biglietto di questa bella commedia d’autore.

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Alessandro De Simone

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