Conversazione con Ellar Coltrane

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C’è chi dice che sia il grande escluso nella corsa agli Oscar per il migliore attore protagonista. Ma sono abbastanza certo che a Ellar Coltrane non interessasse assolutamente. La vena artistica, oltretutto notevole, la esprime attraverso le sue bellissime fotografie (se non ci credete andate a vedere il suo profilo su Flickr).
Noi lo abbiamo incontrato a Berlino 2014. Tranquillo, molto gentile, intelligente, consapevole di essere diventato un pezzo di storia del cinema e anche di doverlo accettare al più presto, per non essere risucchiato in un vortice pericoloso. Sembra ci stia riuscendo, il tempo ce lo dirà definitivamente.
Per ora, eccovi la nostra conversazione perduta e, per fortuna, ritrovata.

Ellar, quando finivi di girare non eri curioso di sapere cosa ti sarebbe successo l’anno dopo?
Per la maggior parte del tempo sono stato consapevole di cosa avrei dovuto fare. Richard parlava molto con me durante i mesi in cui non giravamo per prepararmi alle riprese. Mi faceva anche molte domande, per adattare la sceneggiatura a quello che stavo diventando, soprattutto per rendere i dialoghi più naturali.

Dev’essere stato strano avere per dodici anni Ethan e Patricia come seconda famiglia.
Sì, era come vivere in uno strano universo alternativo. La maggior parte degli elementi del carattere di Mason sono miei, ma le situazioni, il nome, la famiglia, non sono reali, nonostante siano parte della mia vita. È una cosa piuttosto complessa.

Sono stati dei bravi genitori?
Sono delle persone meravigliose, ho un’esperienza di molti mesi che me lo dimostra.

Immagino che non sia stata una cosa semplice per i tuoi veri genitori.
Non è stato semplice per nessuno, compresa la troupe che mi ha visto cambiare anno dopo anno. Ma a un certo punto la questione è andata oltre, eravamo un gruppo di persone coinvolte in un progetto che volevamo portare a termine, questo sentimento comune era molto bello.

Com’è stato vedersi per la prima volta al cinema?
Emozionante, certamente, ma soprattutto strano. Non ho molti ricordi dei primi anni, ma credo che poche persone al mondo possano dire di avere avuto la possibilità di vedersi crescere, con tutto quello che ne consegue, essere dei testimoni di se stessi. È qualcosa con cui ancora sto cercando di fare i conti.

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Alessandro De Simone

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