La grande scommessa

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“Avete scommesso sulla rovina del vostro paese e avete vinto.”

Prendiamo in prestito una buona battuta di un sopravvalutato film italiano per sintetizzare quello che hanno realmente fatto i protagonisti de La grande scommessa, vera storia di chi aveva visto crollare il mercato dei mutui negli Stati Uniti con largo anticipo. È andata così, qualche operatore di mercato meno miope, più avido e sicuramente altrettanto intelligente, aveva visto che la tempesta stava arrivando. C’è chi ci ha speculato, chi si è fatto venire qualche scrupolo, per poi assicurarsi la pensione, chi addirittura aveva gridato al lupo al lupo, per non essere ascoltato, anzi, rischiando addirittura di essere indagato perché sapeva troppo.

Il mercato immobiliare è solido come la pietra, dice un lungimirante investitore a Christian Bale che veste i panni di Michael Burry, folle genio della finanza che tutto aveva previsto. Non lo era, folle intendo, ne stiamo pagando le conseguenze e lo faranno anche i nostri nipoti e i loro nipoti. Una tragedia che ha coinvolto milioni di persone e che poteva raccontare nella giusta maniera solo uno molto bravo a fare la cosa più difficile al mondo: far ridere la gente.

Adam McKay è un regista e sceneggiatore di gran talento, tanta gavetta nel posto migliore del mondo dove farla, il Saturday Night Live, e una sfilza di commedie surreali tra le quali spicca il primo Anchorman, gioiello di satira dissacrante e politicamente scorretta. McKay ha colto il nodo centrale di quanto successo nell’estate del 2007: tutto è accaduto perché nel mondo c’è un alto e pericoloso tasso di stupidità. Un’intuizione degna dei migliori Coen Bros, che sull’idiozia della gente hanno fondato una poetica meravigliosa, e che in questo caso fa capire, con l’aiuto di docenti d’eccezione come Margot Robbie e Selena Gomez tra gli altri, come le sorti dell’umanità siano in mano a una classe dirigente equamente divisa tra avvoltoi e minus habens. Chi osserva con un minimo d’attenzione, ha ancora la possibilità di salvarsi, ma purtroppo non di cambiare le cose.

La grande scommessa la vince McKay, realizzando un film avvincente, nonostante il finale già scritto, intelligente, ben scritto e interpretato magnificamente, con Bale meno gigione del solito, Brad Pitt autoironico senza strafare, Ryan Gosling abbronzatissimo e Steve Carell assolutamente straordinario nei panni dell’operatore finanziario con un’anima, sebbene non la sua.

Un film da vedere, e una volta visto ritirate tutti i soldi dal conto e metteteli dentro il materasso. Saranno finalmente al sicuro.

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Alessandro De Simone

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