Pixar – 30 anni di animazione a Roma

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È iniziata il 9 ottobre e proseguirà fino al 20 gennaio 2019 la mostra Pixar – 30 anni di animazione, allestita magnificamente a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni. Più di quattrocento opere firmate da oltre quaranta artisti sono in mostra per la gioia degli occhi di grandi e piccini. Quadri di grandi dimensioni, calchi in resina e in gesso dipinto a mano, dipinti in acrilico, guazzo, acquerelli, dipinti digitali, modelli fatti a mano e due grosse installazioni, l’Artscape e lo Zoetrope, per rivivere dal vivo la magia dell’animazione.

La Pixar è una vera fabbrica di sogni, che sin dal primo Toy Story è stata capace di sdoganare il target primario del prodotto animato. Una fucina di talenti che utilizza la tecnologia come mezzo espressivo, il ritrovato tecnico in funzione della storia da raccontare e mai viceversa. Una tecnica sempre avanti a qualunque altra casa, con buona pace della concorrenza diretta, ma mai fine a se stessa. E praticamente è ciò che ha dichiarato Cesare Pietroiusti di Palaexpo, durante la conferenza stampa di presentazione. “Questa modalità interdisciplinare mi ricorda molto il periodo rinascimentale, questo modo di concepire l’arte che dialoga con altre forme espressive. Palaexpo vuole essere questo: superare le strettoie disciplinari e avere dialoghi che si collochino tra pittura, disegno, illustrazione, performance, danza, ecc. Vogliamo proporre alla città un quadro diversificato”.

Pixar: una Bottega Rinascimentale Digitale

Una fucina all’interno della quale lavorano molti talenti diversi, tutti insieme per realizzare un’opera d’arte, al servizio della storia da raccontare. È quanto hanno confermato le due curatrici della mostra, Elyse Klaidman e Maria Grazia Mattei.

“Siamo incredibilmente onorati di essere qui a Roma, la città dell’arte, del design, dell’architettura. La città in sé è un’opera d’arte, quindi siamo ispirati anche solo all’idea di portare il nostro lavoro qui”, ha esordito Klaidman. “Come artisti, ma anche come essere umani, la nostra natura è raccontare storie. La Pixar racconta storie con un tono, un background e dei mondi che sono abitati da questi personaggi. Quando le persone pensano a noi, speriamo pensino a storie che toccano il loro cuore. Noi abbiamo un modo di lavorare che è collettivo, condividendo le idee”.

Quando Toy Story uscì in sala, in molti furono scettici sul valore del prodotto da un punto di vista artistico. Un lungometraggio animato totalmente realizzato in digitale sembrava, a molti, qualcosa di inesorabilmente freddo, che avrebbe sostituito l’arte del disegno. Oggi, ovviamente, non lo pensiamo più. I film della Pixar sono indiscutibilmente tra i più commoventi e tra le più profonde fonti di riflessione che ci siano nel cinema tutto, come dimostra l’ultimo uscito, Gli Incredibili 2.

“La nostra tecnologia ha cambiato il modo di raccontare storie nell’animazione”, ha continuato Klaidman, spiegando che il progresso non si deve temere. “Quello che vogliamo fare con questa mostra è celebrare l’arte. Il computer è solo un altro strumento per creare, come lo è una matita. Siamo arrivati a un punto in cui tecnologia e arte sono legati, non sappiamo quale sarà la tecnologia del futuro, ma sappiamo che ci saranno sempre essere umani che la utilizzeranno per fare arte e per raccontare storie”.

“Stiamo vivendo un’epoca di grande transizione verso il digitale. Una fase di profondo cambiamento”, le ha fatto eco Maria Grazia Mattei. “Finora in Italia abbiamo affrontato questa fase con una sorta di cannocchiale a rovescio: abbiamo pensato che fosse la tecnologia a cambiare la nostra vita, generando una serie di ansie su un futuro che facciamo fatica a intercettare. Invece il cannocchiale va rovesciato: dobbiamo vedere l’apporto umanistico, nel rapporto uomo-macchina, avendo a disposizione degli strumenti potenti, dobbiamo metabolizzare questo cambiamento come apertura, come grandi possibilità. Questa mostra ci può aiutare a capire questo processo, a vivere questa trasformazione non con paura. Alla base dobbiamo pensare che i processi creativi siamo noi ad avviarli e a coltivarli”.

Passeggiando in mezzo ai personaggi Pixar

E in effetti, passeggiando tra i personaggi della Pixar in mostra, non si prova nessuna paura verso la tecnologia. Anzi, il sentimento che arriva più di frequente è commozione pura. Tra centinaia di modelli e bozzetti, storyboard, quadri di grandi dimensioni, ci si sorprende a constatare come gli artisti di questa casa di produzione digitale, in effetti, disegnino moltissimo. Carboncino, matita, acquerello… molte delle opere esposte sono realizzate a mano. E salgono le lacrime agli occhi, si torna davvero ai sentimenti puri che hanno i bambini quando si incrociano gli occhi di Wall.E nella versione in gesso. Ci si sente piccoli di fronte a Luxo che saltella sul muro. Una fitta di nostalgia prende lo stomaco di fronte allo storyboard della prima sequenza di Up.

Sensazioni che una tecnologia fredda non potrebbe mai generare. Ma il raccontare storie è la priorità, per la Pixar e per ogni artista narrativo.

La mostra comprende anche una rassegna cinematografica di tutti i lungometraggi, Da Toy Story a Coco, passando per Brave, in versione doppiata per venire incontro al pubblico primario di famiglie. Attività per i più piccoli e una serie di incontri per adulti e studiosi, dal titolo A regola d’arte. L’esperienza è piena, ora didattica, ora emotiva, ora specifica. Si può godere di questa mostra a più livelli, proprio come dei lungometraggi Pixar. Unico neo: uno spazio maggiore per i cortometraggi, quegli incredibili gioielli della Pixar, non ci sarebbe affatto dispiaciuto.

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