X-Men: Giorni di un futuro passato

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Torna Bryan Singer e l’effetto non tarda a mancare. Un futuro alternativo, distopico, un immaginario che nessuno vorrebbe mai vivere, che è già stato e che insieme non sarà mai. Questo è il materiale che lo sceneggiatore Simon Kinberg, forse per farsi perdonare The Last Stand, ha consegnato al cineasta che ha iniziato tutto. Una Kitty Pride dotata di poteri psichici che non sapevamo avesse, e la possibilità di tornare indietro, per cambiare le cose, per far sì che il presente sia diverso. Proprio come Marty McFly in Ritorno al Futuro – Parte seconda, proprio come il T800 in Terminator e discendenti vari.

X-men, giorni di un futuro passato: la scheda del film

Wolverine è l’unico (scheletro metallico e capacità di rigenerarsi, proprio come i T800 e i T1000 combinati insieme) a poter reggere un viaggio nel tempo e nello spazio, alla ricerca di quell’unico momento (ma è davvero tale?) che può cambiare il corso degli eventi. Di letteratura al riguardo ne esiste moltissima e il cinema ci specula da decenni che è una meraviglia. Solo che questa volta ci sono loro, gli X-Men, al posto di ragazzini ignari che corrono senza sapere bene quel che sarà. Loro, che ci mettono poco a credere all’incredibile, essendo già qualcosa di incredibile.
Synger riprende le redini del cavallo impazzito che stava diventando la saga, tra prequel e spin-off, e fa una bella operazione di resettaggio. Per renderlo possibile si avvale di una tecnica narrativa che nel fumetto è propria degli albi fuori serie, dei numeri speciali, delle graphic: una trama che non necessariamente rispetta ciò che è stato detto finora, che può prendersi delle libertà, ma che non va ignorata quando si torna alla lettura “regolare”, poiché qualcosa è cambiato. È così che nei fumetti gli eroi sono immortali, è così che alcuni personaggi hanno avuto genesi o evoluzioni diverse.
E in questo modo, con il viaggio nel tempo, si crea una commistione unica: agli attori della prima trilogia possono unirsi senza problemi anche i nuovi, quelli delle orgini di X-Men, in modo da comporre un cast composto da innumerevoli talenti, che si uniscono e si scontrano tra loro conferendo al tutto un altissimo livello attoriale.
L’azione ovviamente non manca, e la regia di un vero esperto fa notare la differenza anche all’occhio meno preparato, ma è più il cervello che conta in questo caso. E ancora una volta i pensieri: quelli che ci vedono tutti abitanti di uno stesso posto, la Terra, dediti alla sopravvivenza, non alla discriminazione. E alla speranza, il più umano dei superpoteri.

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