Il caso Spotlight

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All’inizio del nuovo millennio il Boston Globe subì un cambio al vertice, in seguito al quale una colonna di inchieste, Spotlight, condusse la più grossa e scottante ricerca fino ad allora intrapresa. Casi relegati alla cronaca scandalistica locale, e liquidati con pietà comune e troppa fretta, vennero legati assieme, scoperchiando un terribile Vaso di Pandora. La redazione di Spotlight fece luce su una serie di abusi, da parte della chiesa cattolica sui minori, di proporzioni inimmaginabili.

Da questa inchiesta nacque un libro, Tradimento (edito in Italia da Piemme) e oggi ne è scaturito questo film.

Candidato a sei premi Oscar, e vincitore per la Migliore sceneggiatura non originale e, soprattutto, come Miglior Film, Il caso Spotlight porta sul grande schermo la più grande e inappuntabile inchiesta giornalistica dai tempi del Watergate, e non a caso ricorda i più grandi film d’inchiesta, con in testa Tutti gli uomini del Presidente. Michael Keaton, finalmente riscoperto per l’ottimo attore che è sempre stato dopo Birdman, è Walter “Robby” Robinson, al comando del team della redazione di Spotlight. Una squadra di soli quarterback, che ha sfondato le difese dell’istituzione temporale più potente del mondo e della storia.

Punte di diamante di questa produzione sono anche gli attori, tutti, tra i quali brillano i candidati all’Oscar: Mark Ruffalo, se ancora ci fosse bisogno di conferme per il suo talento sempre sorprendente e diverso, e Rachel McAdams, che dimostra a chi era scettico di essere una delle più versatili interpreti in circolazione, appassionata nei panni dimessi della reporter Sacha Pfeiffer.

Il caso Spotlight è un film d’altri tempi, vintage e solido nella sua struttura. Non trae vantaggio da facili scorciatoie ed evita lo squallido voyeurismo del mostrare le violenze subite dalle vittime. È un film d’inchiesta, e tanto basta a far venire il voltastomaco, perché non è una favola, è tutto vero, ed è perpetrato da chi dovrebbe difendere i più deboli. Due ore e otto minuti di racconti che fanno venire i brividi, di luci puntate su quello che ci ostiniamo a non vedere, a considerare l’eccezione e non la regola, uno di quei racconti che ti prende alla nuca e ti spinge a guardare a pochi centimetri dalla realtà.

Lo script è quanto di più serrato e corposo possa esserci oggi al cinema, ma a nulla sarebbe valso senza questo starordinario cast di attori, Stanley Tucci compreso. Ovviamente.

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