Intervista a Luc Besson che racconta la genesi di Valerian – La città dei mille pianeti

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Una città che in realtà è un pianeta artificiale, una comunità in espansione, che cresce giorno dopo giorno nello spazio. Ne fanno parte tutte le specie umane e aliene conosciute, in nome del dialogo, della pace, del progresso. In realtà tutto si basa sull’economia, difesa a tutti i costi, e di una certa rassegnazione malcelata a essere ciò che per cui è nati. Superiorità di alcune specie per niente celata e predisposizioni di razza a determinati mestieri.

Valerian – La città dei mille pianeti è un collage di cose già viste, da Avatar, a Blade Runner, a Guerre Stellari (ma senza altrettanta ironia. Anzi, si prende terribilmente sul serio). Visivamente è una festa per gli occhi, con mille mondi e popolazioni aliene a riempirli. Peccato che non si comprenda bene il target a cui è diretto.

Abbiamo incontrato Luc Besson a Roma, dove è venuto a presentare questo film che è uno dei suoi sogni di ragazzo. Mai avaro di parole, ha spiegato i messaggi dietro questo suo ultimo lavoro.

 

Signor Besson, con Valerian si torna a un film con dei messaggi molto importanti, tra cui quella di non essere tutti uguali. C’è un’infinità di razze, che sembra un messaggio davvero importante oggi.

Ho adottato un approccio contrario a quello dei film americani di fantascienza. Valerian vuole essere l’opposto dei film americani e l’opposto dei Marvel. I film americani vogliono vendere sempre la loro forza e la loro superiorità, soprattutto verso gli alieni. Poi l’alieno è palesemente la metafora dello straniero. Quindi sono un po’ irritato da questo modo di descriverlo sempre come un essere cattivo, dal quale bisogna proteggersi. Bisogna, per loro, anche innalzare un muro per non essere invasi. Non ho questa filosofia, per me è importante riuscire a vivere insieme. Cerco quindi di parlare di queste ottomila categorie diverse di alieni, con le quali possiamo convivere e ai quali possiamo stringere la mano.

 

Per lei quindi è fondamentale la coesistenza…

Ho sempre pensato che se io sono rosso e il mio vicino è blu, se ci mettiamo insieme saremo più ricchi. Se invece io odiassi il blu, non lo avrò mai nella mia vita e sarò più povero. Vedo il futuro come una pagina bianca sulla quale possiamo scrivere ciò che vogliamo. Non vedo perché dobbiamo riempire questa pagina bianca di paure o angosce. Spesso i film di fantascienza sono molto cupi, piove sempre, l’eroe non sa mai se intervenire o meno, stare agli ordini. Io invece ho cercato di dare un’immagine positiva, dove gli alieni nella maggior parte dei casi sono belli e i cattivi siamo noi, dato che siamo in grado di inventare la pannicillina e al contempo la bomba atomica. Poi c’è la storia più piccola, secondaria, in cui ci chiediamo se Valerian riuscirà a conquistare la ragazza, lei lo ama ma non vuole farglielo vedere subito. Questa storia inserisce nel film un aspetto veritiero. Secoli fa gli uomini avevano lo stesso problema: conquistare la ragazza che amavano.

 

I temi ambientali la preoccupano? Sono uno dei motivi che l’hanno spinta a realizzare questo film?

Uno dei temi centrali di questo film è stato anche il voler mostrare tutta l’assurdità della società dei consumi. È stato distrutto un pianeta, non è stato fatto in modo volontario, ma lo abbiamo fatto. Il problema è che oggi non siamo in grado di pagarne le conseguenze. Preferiamo mentire e nascondere piuttosto che affrontare le conseguenze. Da alcuni anni la società sta facendo errori enormi. Un tempo l’uomo era al primo posto, oggi la società purtroppo lo mette al secondo posto, in primo piano troviamo il denaro. Questo significa che siamo destinati al fallimento. Spero che in futuro i dirigenti riescano a capire questo paradosso. Sia chiaro, non sono contrario alla globalizzazione e al profitto, ma non voglio che occupi il primo posto, deve esserci l’essere umano.

 

A quali conseguenze sta portando, secondo lei, questa logica del profitto?

Oggi con il pretesto del denaro si fanno mille sciocchezze, mangiamo delle schifezze, si uccidono delle persone, si distrugge il pianeta. Non esiste un piano B, un altro pianeta da colonizzare. La cosa che più mi sorprende è che oggi siamo in possesso di molte conoscenze in più rispetto a cinquanta anni fa. Abbiamo le pale eoliche, il fotovoltaico… le soluzioni esistono, ma non si utilizzano.

 

Parole di un vero ambientalista…

Non ha senso dire sono ambientalista. Basterebbe dire sono un padre di famiglia e non è questo il pianeta che voglio lasciare ai nostri figli. Ma il film è molto più divertente di così!

 

Questi temi così attuali erano già nel fumetto originario? Quanti elementi ha mantenuto?

I temi erano già presenti nel fumetto, aveva già esattamente quello spirito, anche quaranta anni fa. Christin, che è l’autore, aveva esattamente quello spirito e parlava di queste cose. Il problema è che i suoi fumetti si leggono in venti minuti, mentre il mio film dura più di due ore. Volevo che attraverso il film, si potesse percepire il rispetto che io nutro per questi fumetti. La modernità che dimostra trattando questi temi prima che divenissero cruciali per il nostro pianeta si sposa con lo spirito da bambino che gli consente di mettere tutto in discussione. Questo mi ha segnato, ma anche molto liberato. Lui da artista, è riuscito a liberarsi sempre dai limiti.

 

Come ha reagito quando ha saputo che lei voleva trarre un film dai suoi fumetti?

La stampa, quando ha saputo che avrei realizzato questo film, ha avuto da subito un atteggiamento negativo, scrivendo che non avrei rispettato il fumetto. Christin invece ha avuto un atteggiamento molto diverso, ha liberato la creatività, mi ha dato carta bianca. Si è detto molto curioso del lavoro che avrei fatto. Penso che questo suo gesto sia stato molto bello.

 

Il suo attore protagonista è molto più giovane rispetto al Valerian dei fumetti…

La scelta dell’attore per me è stata una cosa facile. Ho pensato a Dane DeHaan immediatamente. Volevo qualcuno che potesse somigliare a me. Non sono un uomo con i superpoteri, a volte sono vigliacco a volte coraggioso. Quindi volevo qualcuno che potesse essere normale e in certe condizioni eroico. Ho pensato a mio nonno, una persona molto semplice, che quando è andato in guerra ha compiuto azioni eroiche. Poi è tornato a casa e ha continuato la sua normale esistenza. Quindi non cercavo uno Stallone, un Captain America. Volevo una persona in cui ci si potesse identificare. Dane nei panni di Valerian non è particolarmente robusto, ma è in grado di difendere la donna che ama, sa comportarsi in modo degno e nel contempo è anche un po’ sbruffone, mente, è pretenzioso. Ha pregi e difetti.

 

Laureline ci insegna che cos’è l’amore. Anche tra mille pianeti, senza quello non si può sopravvivere.

Direi proprio che è il messaggio originario e, se siamo tutti intorno a questo tavolo, è proprio perché esiste l’amore. Se un uomo non avesse amato una donna, noi non saremmo qui oggi. L’amore è l’essenza della vita, senza l’amore non esiste nulla, è qualcosa di indiscutibile. È interessante notare che è proprio la donna che insegna all’uomo ad amare, come spesso accade. L’uomo è distratto, deve andare a caccia, spetta a lei avere questo ruolo. Trovo molto tenero nel film il modo in cui lui impara cosa è l’amore. Progredisce e capisce, ma ci vuole tempo. La sua battuta “Ti voglio sposare adesso, troviamo un prete” dimostra come non abbia chiaro il valore delle cose e come debba cercare di impararlo. Lei del resto è anche molto generosa, visto che lo ama cerca di formarlo e il film parla proprio dell’apprendimento dell’amore. Per questo Valerian la perderà e dovrà andare a cercarla per ritrovarla. Poi è il turno di lei, lo perde e deve andarlo a cercare. È proprio l’apprendimento di quanto uno sia importante per l’altra. Non esisterebbe l’arte senza l’amore. C’è un po’ questa idea preconcetta secondo la quale gli artisti creano solo quando hanno una grande sofferenza. Ma è del tutto sbagliato. La sofferenza, in realtà, è un grido d’amore.

 

I personaggi femminili nel film sono particolarmente positivi. Non solo Laureline, ma anche il personaggio di Rihanna e la principessa che trasferisce la sua anima in Valerian…

L’importanza delle donne per me nasce dalla riflessione su quanto lo siano nella mia vita personale e nella vita di tutti noi. Ho un grande rispetto per le donne. Anche perché, fisicamente, sono più fragili e non possono lottare usando esclusivamente i muscoli. Lottano usando la testa e il cuore, quindi in modo molto più intelligente degli uomini che quando si trovano senza via d’uscita, intervengono fisicamente e con la violenza. Una donna non può farlo, deve quindi usare altre possibilità. Se pensiamo che nella storia dell’umanità non è mai esistita una donna che abbia dichiarato una guerra, è evidente questo approccio. Loro hanno, secondo me, un cromosoma in più rispetto a noi, che siamo più stupidi. Questo mi fa auspicare un trasferimento del potere, perché penso che le donne siano molto più capaci di noi di decidere del futuro dell’umanità. Noi uomini sappiamo solo costruire bombe e usare la violenza. Non tutti gli uomini sono così, ovviamente. Ogni tanto, se Dio vuole, nasce un Bob Marley o un Ghandi. Ma dovremmo lasciarci influenzare molto di più dalle donne. Siamo fortunati perché, malgrado i nostri difetti, quando non ci siamo, le donne sentono la nostra mancanza.

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