La battaglia dei sessi: match point

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La storia è nota, o almeno sarebbe dovuta esserlo. Ma in realtà dell’incontro tra Billie Jean King e Bobby Riggs si ricordavano in pochi, se non i grandi appassionati della racchetta. Ed è un peccato, non tanto per l’incontro in sé, quanto per l’importanza fondamentale che quell’evento, mediatico più che sportivo, ebbe per il movimento femminista e per i diritti civili in generale. Forse proprio per questo molti hanno preferito dimenticarlo, ma per fortuna ci hanno pensato Jonathan Dayton e Valerie Faris a rinfrescare la memoria a tutti.

Registi intelligenti e raffinati, i coniugi Dayton-Faris hanno solo tre film all’attivo in undici anni (Little Miss Sunshine e Ruby Sparks i precedenti) segno che quando scelgono un progetto lo curano con particolare attenzione. E alla fine i risultati si vedono. La Battaglia dei Sessi è molto più di una cronaca di come si arrivò alla sfida sportiva, è un film complesso e stratificato, sulla passione, prima di tutto, di Billie Jean King per lo sport, ma anche per la giustizia e la libertà, quella di poter scegliere cosa voler essere nella vita.

È un film militante, dalla parte delle donne, dalla parte della comunità LGBT, dalla parte di chi viene in una qualunque maniera discriminato e sminuito. È un film sportivo, girato magnificamente oltretutto, e costruito altrettanto bene per ritmo e preparazione. Ed è anche una bella riflessione sulle dipendenze, quelle patologiche, come il gioco d’azzardo per Riggs, e quelle sociologiche, come la necessità che hanno, ancora oggi, gli uomini di arrogarsi una superiorità intellettuale, oltre che fisica, che trasformano in bieche forme di discriminazione la cui violenza sociale e psicologica non è da meno a quella, tristemente reale, fisica.

C’è tutto questo ne La battaglia dei sessi, sapientemente equilibrato, tra commedia sofisticata e dramma sociale, e sullo sfondo la Storia, anche se il tempo sembra essere passato terribilmente lentamente da quel 20 settembre 1973, come dimostra anche l’attualissimo Affaire Harvey Weinstein.

Billie Jean King non ha mai voluto essere considerata un oggetto, ha fatto le sue battaglie e le ha vinte e continua a combattere. Chissà cosa ha imparato Emma Stone dalla campionessa che ha interpretato magistralmente nel film. Nella Hollywood di domani ci sarà bisogno di donne che facciano sentire la loro voce in modo forte e chiaro, lei sarà certamente una delle protagoniste di questo cambiamento. Su Steve Carell che interpreta Bobby Riggs c’è poco da dire, prima o poi lo dovranno dare un Oscar a questo attore straordinario.

La battaglia dei sessi è un film da vedere, e speriamo che Dayton e Faris continuino a fare un film ogni cinque anni. Se questi sono i risultati, vale la pena aspettare.

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Alessandro De Simone

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