L’ora più buia

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Ci sono alcuni registi che raccolgono ben più di quel che meritano. L’Imperatore della categoria è Billie August, che a dispetto del pochissimo talento è riuscito a vincere due palme d’oro a Cannes. Ma molti altri se ne potrebbero citare, e non è in fondo colpa loro, ma della svogliataggine di giurie e critici che grazie a una strana connessione celeste decidono che va bene così.

Joe Wright non arriva a questi livelli, ma è indubbio che la sua carriera sia stata favorita da alcuni svarioni collettivi, bilanciati da un paio di film veramente buoni. Orgoglio e pregiudizio, per esempio, è un’ottima trasposizione dall’opera di Jane Austen, e Hannah un film sorprendente che avrebbe meritato maggiori fortune. Il contrappasso prima o poi arriva, e il suo senso di Smilla per il fiasco è stato Pan, ambizioso e disastroso, sotto ogni punto di vista, prequel delle avventure del ragazzo che non voleva crescere. Niente di meglio, quindi, per rimettersi in carreggiata, che un progetto altrettanto egotistico e mastodontico, ovvero il racconto delle prime settimane di Winston Churchill al governo, quelle di Dunkirk, per intenderci. Ricostruzione storica, un attore eccezionale ricoperto da strati di trucco prostatico, soprattutto un film che sarebbe potuto diventare un controverso oggetto politico in un periodo storico così complicato come quello che stiamo vivendo.

Ma gli inglesi, lo hanno dimostrato più volte ultimamente, sono maestri nel fischiettare in mezzo alla stanza facendo finta di niente. E quindi, alla fine della fiera, L’ora più buia è il risultato di ciò che riesce loro meglio: splendidi costumi, scenografie, ricostruzione storica, humour britannico e patriottismo, unito a una velata critica a chi stava per mettere il paese in ginocchio, Lord Chamberlain, ma senza esagerare perché comunque è stato un grande conservatore britannico.

Come spesso accade per le produzioni inglese, siamo una spanna sopra la migliore televisione e almeno un paio sotto il buon cinema, e certo non è abbastanza per promuovere il simpatico Wright a un livello superiore, ma gli va riconosciuta l’umiltà di non avere esagerato. Chi non si è risparmiato, e va ringraziato per questo, è Gary Oldman, un Churchill monumentale in ogni sua manifestazione, l’unica cosa per cui L’ora più buia verrà ricordato. E va bene così, per fare e raccontare la Storia c’è sempre tempo. E migliori narratori.

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Alessandro De Simone

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