Karl Malden ci lascia a 97 anni

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Un altro pezzo dell’epoca d’oro di Hollywood se ne va e questa volta si tratta davvero di un pezzo da novantasette, come gli anni che gravavano sulle spalle di Karl Malden, vera e propria leggenda del cinema a stelle e strisce e attore che mai abbastanza è stato o verrà lodato per il suo impareggiabile talento e per la grande importanza che ha avuto per la sua categoria nel corso degli anni.

Nato il 22 marzo del 1912 a Chicago, Malden è cresciuto a Gary, Indiana, ironia della sorte stessa cittadina che ha dato i natali a Michael Jackson, morto meno di una settimana prima di lui, e inizia la sua carriera calcando le tavole del palcoscenico, dopo una giovinezza passata in acciaieria e poi a combattere con le devastanti conseguenze della Grande Depressione. Il suo debutto a Broadway è datato 1937 e fu immediatamente notato da Elia Kazan, già rinomato regista teatrale che lo volle subito in compagnia, inaugurando una collaborazione professionale e un’amicizia che sarebbe durata alcuni decenni. Malden si fa subito notare come uno dei migliori talenti della sua generazione, istintivo ma allo stesso tempo misurato e il passo successivo e naturale era ovviamente il cinema che non tarda ad arrivare. Siamo nel 1940, gli Stati Uniti ancora non sono entrati in guerra e Karl riesce a girare almeno un film, Non desiderare la donna d’altri, una commedia sofisticata diretta da Garson Kanin e interpretata da Carole Lombard. Subito dopo parte per il fronte dal quale torna con i gradi di Capitano, ricominciando la carriera da dove l’aveva lasciata grazie a Henry Hathaway che nel 1947 gli offre la prima di tante indimenticabili parti da caratterista che hanno fatto grande quest’attore.

Karl Malden, l’Oscar e i grandi maestri

Il film è Il bacio della morte, ma la consacrazione arriverà nel 1951, quando riunitosi con l’amico Kazan vince un Oscar per il ruolo di Harold Mitchell in Un tram chiamato desiderio, tratto dal dramma di Tennessee Williams e dove divide la scena con un cast memorabile: Vivien Leigh, Kim Hunter, entrambe premiate con la statuetta, e un giovane di belle speranze di nome Marlon Brando. La collaborazione tra Malden, Kazan e Brando si ripete tre anni dopo con lo straordinario Fronte del porto, film che portò il primo Academy Award al grande Marlon Nel frattempo Malden aveva avuto l’opportunità di collaborare con registi del calibro di Richard Brooks, King Vidor e Alfred Hitchcock (in Io confesso), dimostrando di essere uno degli attori più completi nel panorama  americano e ottima spalla e mentore per giovani star in erba, da Montgomery Clift a Charlton Heston e successivamente Anthony Perkins, di cui fu padre nel bellissimo Prigioniero della paura di Robert Mulligan. Dopo un terzo film con Kazan, Brando lo vuole nel 1961 per il suo esordio alla regia, il sottovalutato I due volti della vendetta, un salto quello dietro la macchina da presa che Malden aveva già fatto nel 1957 con l’ottimo Il fronte del silenzio, un dramma militare a tinte forti con Richard Widmark.

Karl Malden e i giovani talenti

Gli anni Sessanta lo vedono come un caratterista di lusso consacrato, scelto da John Ford, Norman Jewison, Delmer Daves, Frankiln Schaffner, Ken Russell in ruoli di supporto alla star di turno e anche in questo decennio, l’ultimo passato intensamente sul grande schermo, Malden aiuta un paio di giovanotti di cui poi si sentirà parlare, Warren Beatty e soprattutto Steve McQueen, con cui divide la posta in quello che ancora oggi il migliore film sul poker mai girato, lo straordinario Cincinnati Kid. Dopo Patton, Generale d’acciao, Malden, già quasi sessantenne, si dedica alla televisione, portando la serie poliziesca Sulle strade di San Francisco in cima agli indici d’ascolto per cinque anni, dal 1972 al 1977, e ancora una volta fa da chioccia, questa volta a un figlio d’arte, Michael Douglas, suo partner nel telefilm.

Karl Malden e l’Oscar alla carriera a Elia Kazan

Negli ultimi trentanni lo ricordiamo in pochi ruoli, ma il suo impegno non è mai venuto meno nei confronti dell’arte cinematografica. È stato infatti presidente dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences tra il 1988 e il 1993 e fu proprio lui, nel 1999, a volere fortemente l’assegnazione dell’Oscar alla carriera a l’amico di sempre Elia Kazan, macchiatosi durante gli anni del Maccartismo di avere denunciato dei colleghi alla commissione per le attività antiamericane accusandoli di essere membri o simpatizzanti del partito comunista americano. Malden ha sempre sostenuto che le qualità artistiche dovevano essere slegate dalla statura morale dell’uomo, riuscendo a vincere una battaglia che sembrava persa e che verrà ricordata come una delle pagine più controverse della storia degli Oscar.

Oggi, 1° luglio 2009, Karl Malden se ne va e ci lascia un bellissimo ricordo di sè, quello di un attore dal grande talento, sempre espresso ai massimi livelli e che ha dedicato la sua vita professionale  all’essere “quello vicino alla star”.

Una cosa che molte star non sarebbero in grado di fare.

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Alessandro De Simone

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