Buongiorno, notte, la recensione del film di Marco Bellocchio

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Sono passati trent’anni da quando il cinema italiano raccontava l’Italia, quella vera degli operai e della corruzione, dell’ipocrisia e della paura. Erano i tempi di Elio Petri e Dino Risi, di Pietro Germi e Mario Monicelli. In seguito, durante quelli che tanti e non a torto hanno considerato anni oscuri per la nostra produzione, si è preferito troppo spesso dimenticare o urlare sguaiatamente per non fare rumore.

Vedere quindi nel giro di pochi mesi due film che raccontano ciò che è stato e che ci ha fatto diventare quel che oggi siamo non può che rendere felici, soprattutto in un momento in cui l’oblio regna sovrano nelle questioni quotidiane. La meglio gioventù e ora Buongiorno, notte hanno quindi innanzitutto il merito non indifferente di essere dei veicoli per il recupero della memoria e la scoperta da parte dei più giovani di come eravamo.

Buongiorno, notte è un’opera cinematografica altissima

In cui il linguaggio va a servire la narrazione, sviluppata mirabilmente all’interno di una sceneggiatura che trasporta una delle pagine più nere della nostra Storia in una sognante dimensione metafilmica, sotterfugio che nasconde la non velata polemica sulla predestinazione della sorte tragica del Presidente Aldo Moro.
Eppure Bellocchio non processa nessuno, non cerca di capire o di analizzare, racconta semplicemente la storia di una prigionia, non solo quella della vittima prescelta, ma anche dei suoi carnefici, intrappolati in un’ideologia che li ha resi ciechi e avulsi dal mondo che li circonda, visto come un miraggio che si materializza a tratti come un’opprimente dovere quotidiano, altre volte come un bucolico intermezzo, lontano dalla vita di privazioni e d’ideali scelta.
Tutto questo proietta il caso Moro in un’altro mondo, in cui gli accadimenti vengono trattati come tappe di un calvario la cui fine è nota e che ripropongono la tensione religiosa che aveva già caratterizzato il bellissimo L’ora di religione. Ma qui Bellocchio va oltre, cerca una soluzione, una via d’uscita, una presa di coscienza seppur tardiva per dare all’uomo e non solo un’altra possibilità. Il dibattito politico viene limitato a poche battute e a uno snocciolare di formule già scritte, per dare spazio invece alle emozioni, veicolate da un impianto filmico di rara bellezza e maestria. L’uso della luce e del suono enfatizza la parola ed esalta il sottinteso, la scelta delle musiche è al tempo stesso epica e struggente, un grido che sostituisce la bestemmia ma che invoca ugualmente aiuto.

Buongiorno, notte è un film da camera e di prigionia, sviluppato anche attraverso la conoscenza e l’utilizzo perfetto dei generi (i primi quindici minuti hanno la tensione di un thriller dei migliori) e reso vivo da una serie di interpretazioni di alto livello, su cui giganteggia Roberto Herlitzka, immenso quanto il dolore che ha provocato al nostro paese la morte di un singolo uomo.

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Alessandro De Simone

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