Il monaco

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Tanto tempo fa, in una storia del cinema più ordinata di quella attuale, esisteva un’isola felice in cui si facevano tanti bellissimi film.

Quest’isola era in realtà un protettorato della Corona d’Inghilterra e si chiamava Hong Kong e ci vivevano tanti talentuosi eroi della celluloide, con nomi epici come John Woo, Ringo Lam, Tsui Hark, registi capaci di exploit davvero incredibili. Basti ricordare il primo della lista e i suoi capolavori action – melò, da Hard Boiled a The Killer, passando per A Better Tomorrow, tutti interpretati dal suo attore feticcio, Chow Yun-Fat.

Tutte le belle cose però devono prima o poi terminare. Hong Kong è tornata sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese e tutti questi talenti hanno deciso di farsi tentare dalle sirene a stelle e strisce, con alterne fortune.

Chow Yun-Fat, dopo un paio di film di un certo livello e un fumettone in costume, deve probabilmente aver sentito il bisogno di farsi quattro risate, almeno questa è l’unica spiegazione plausibile per aver accettato di far parte del cast de Il monaco.

Tratto da un fumetto che ha visto la luce alla fine del secolo scorso e fortemente voluto anche da John Woo (a lui si deve quindi l’essere riuscito a convincere il suo attore favorito a entrare nel progetto), Il monaco non riesce nell’intento di unire la riflessiva anima tibetana con quella caotica statunitense. Colpa di una sceneggiatura scombinata e di una regia approssimativa, capace di rendere noiose le molte scene d’azione ricche di effetti.

Chow Yun-Fat riesce ad essere nonostante tutto convinto e convincente nei panni del Monaco a prova di proiettile, merito senz’altro del suo grande carisma, mentre Seann William Scott continua a collezionare ruoli da imbecillotto americano. La cosa preoccupante è che sembra riuscirgli assolutamente naturale…

Unica nota davvero positiva, lo sguardo terribilmente sensuale di Jaime King. La ragazza farà strada.

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Alessandro De Simone

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