Mona Lisa Smile

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Sul numero di Cosmopolitan di dicembre 2003, un articolo sui diversi problemi che una ragazza affronta attraverso le età recita quanto segue: “Se non hai affrontato prima il tema ‘biberon&pannolini’, dopo i 35 arriva il fatidico momento dell’Ora-o-mai-più. Fare un figlio è una scelta che causa molto stress perché è irrevocabile”. Nello stesso numero c’è uno speciale di quattro pagine dedicato a Mona Lisa Smile.

Sono passati cinquant’anni, ma il tema è lo stesso, ci si protrae solo un po’ con l’età. Una donna deve scegliere, o deve conciliare con l’abilità di un funambolo, tra carriera e famiglia. Ed è questo che fa di Mona Lisa Smile un film di schiacciante attualità. Al di là di tutte le professoresse emancipate, le lotte femministe, le zitelle per sorte o per scelta, una giovane donna che si affaccia alla vita, si trova spaesata oggi come allora, deve lottare tutt’ora contro pregiudizi, famiglia, aspettative e affetti e, non ultima, contro la natura che prima o poi la chiama ai suoi istinti materni.

Ma il bello di questa pellicola non è la simpatia che suscita nelle spettatrici dalla lacrima facile; questo (grazie al cielo) non è Bridget Jones! Ciò che rende questo film prezioso è l’assoluta mancanza di soluzione, l’assenza di pretenziosità, il non voler avere la verità in tasca e impartire lezioni o consigli precotti e pronti all’uso. Julia Roberts è sempre lì, a riempire lo schermo con quei suoi sfavillanti, enormi sorrisi, con quel suo sguardo rassicurante e la sua arte da premio Oscar, ma stavolta non è sola: tre delle stelle nascenti di Hollywood fanno parte del bel mazzo di fiori e delineano tre caratteri, tre scelte di vita, tre visioni differenti. Maggie Gyllenhaal, ormai ‘condannata’ al ruolo della sex bomb dopo Secretary (ma non le riesce mica male, chiedere ai maschietti per credere), Julia Stiles, alias miss Perfettina, e Kirsten Dunst, sullo schermo odiosa quasi quanto lo è stata nel ricevere i vari premi dopo Spider-man nella vita reale.

Qualcuno a questo punto avrà da obiettare. Qualcuno dirà che al giorno d’oggi una ragazza si può laureare, può lavorare ed essere allo stesso tempo moglie e madre. A chi sbandiera tanto la presunta parità dei sessi, rivolgo un invito a cena a casa mia: vediamo se mio padre si alza e si toglie da solo il piatto da tavola… Certo, oggi la lavastoviglie me la potrei comprare da sola, non avrei bisogno di fare un ‘matrimonio bene’. Ma il punto non è questo. Oggi come ieri siamo sole, non c’è nessuno ad indicarci la direzione. Oggi come ieri la scelta sarà nostra e sarà comunque faticosa. La società cambia, si modernizza; le mentalità mai abbastanza.

Basti notare come in un film come questo, che grida all’emancipazione e alle libere scelte, qualunque esse siano, l’oscurantismo della censura si insinui silenzioso come un veleno. Nella scena in cui Julia Roberts ammira le meraviglie esposte in Europa attraverso uno di quei binocoli fotografici, a noi spettatori è concesso vedere solo La creazione di Adamo della Cappella Sistina e La Gioconda. Non ci vengono mostrati né il superbo David di Michelangelo, né la Venere di Milo. E perché? Ma per evitare che il film venga censurato per nudo, è ovvio! Un momento: ma Adamo nella Creazione è nudo… Eh no, signori miei: siamo negli anni ’50 e allora gli Ignudi della Cappella Sistina indossavano i vergognosi mutandoni imposti dal bigottismo. Nel film è bastato mostrare uno scatto di quella ignominiosa versione. E allora, ci siamo davvero evoluti dagli anni ’50?

In un mondo così, dove tutto è tabù, anche magiare un cetriolo, eppure il sesso è tutto intorno, dove le riviste gridano di divertirsi a conquistare quanti più ragazzi puoi, ma intanto ti consigliano come farti infilare un anello al dito, in un mondo in cui la carriera è tutto, ma tutti ti ripetono che la solitudine è nera e terribile, dove le donne più belle sono quelle con il ventre piatto, ma anche quelle con il pancione di otto mesi e il compagno che ci poggia l’orecchio come un ebete, come si deve comportare una ragazza? Certo la società siamo noi, ed è cambiando per prime che la cambieremo, ma a volte viene proprio voglia di arrenderci contro noi stesse. Per fortuna ci sono film come questo a ricordarci di non farlo.

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