Real Steel, dell’uomo e della macchina

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Senza i generi il cinema non avrebbe molto senso. Non tanto perchè si debbano fare delle distinzioni precise tra commedia, dramma, sentimentale, avventura. Ma perchè per un autore la sfida è  trattare questi temi con identica sensibilità, e dove possibile confonderli per ottenere un risultato migliore. Con Real Steel il bravo Shawn Levy, uno dei migliori professionisti della commedia di Hollywood degli ultimi anni, è riuscito perfettamente nell’impresa.

Tratto da un racconto di Richard Matheson, quindi solo per questo degno di una visione, Real Steel è una commedia-fanta-western-sportivo-romantica-per famiglie. Quanta carne al fuoco, si potrebbe obiettare giustamente. Eppure Levy, produttore prima che regista, riesce a mantenere un ottimo equilibrio nell’economia dell’intrattenimento da studios. Realizza un film che fila liscio per due ore, strappando la lacrima senza essere  struggente, facendo ridere lasciando spazio a una introspezione disimpegnata. E cosa più importante, sotto la maschera da blockbuster, nasconde cinefilia e profonde speculazioni filosofiche.

Real Steel ha come principale fonte d’ispirazione Sylvester Stallone.

Attinge a piene mani da Over the Top e Rocky, ma è la necessaria formula, molto disneyana, per indorare la pillola e portare il pubblico al cinema. Più importante per Levy è stato l’insegnamento di Brad Bird e de Il gigante di ferro, senza dimenticare le implicazioni etiche di cui è pregna l’opera di Matheson che porta a riflessioni importanti. L’identificazione tra uomo e macchina, la tecnocrazia che approfitta della disumanizzazione della cultura capitalista, il governo delle macchine che assurgono a nuove divinità. Tutto questo in un futuro non lontano, in cui il loser di talento, troppo umano per essere un campione, dimostra che oltre al cervello serve anche il cuore.

Real Steel, stucchevole banalità?

No, umanissime emozioni, motore delle nostre azioni, che si salga su un ring o si progetti un ponte. Il progresso fa parte della vita, se costruiremo delle città su Marte, accadrà per la stessa ragione per cui vengono battuti i record del mondo. E per cui cerchiamo di rendere le nostre singole vite ogni giorno un po’ più felici. O meno miserabili.

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Alessandro De Simone

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