“The Bourne Supremacy”: i molti giorni di Matt

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Gli anni Settanta furono il periodo migliore per i film di spionaggio, un po’ per il successo che già da alcuni anni baciava la serie di James Bond, in buona parte per le tensioni internazionali e poi anche grazie al talento di uno stuolo di eccellenti scrittori di genere capaci di raccontare storie tanto avvincenti quanto credibili. Da John Le Carre a Ken Follett a James Grady, molti dei successi editoriali di questi autori sono poi passati sul grande schermo. Il genere spionistico ha poi avuto un lungo periodo di riposo, fino ai fasti di Jack Ryan, personaggio creato dalla fantasia di Tom Clancy e, oggi, grazie al successo delle avventure di Jason Bourne.

Nato dalla penna di Robert Ludlum, l’agente della CIA che sta cercando di ricostruire la sua memoria e la sua identità, viene per la seconda volta interpretato da Matt Damon, dopo il successo inaspettato di The Bourne Identity. Una scelta sorprendentemente corretta, dato che la buona riuscita di questo The Bourne Supremacy è dovuto, oltre alla regia sicura di Paul Greengrass, altra scelta azzardata e vincente, proprio grazie alla bravura da parte del vecchio Will Hunting a calarsi nei panni di uno spietato killer.

Intrighi che si intrecciano, inseguimenti e duelli all’ultimo sangue completano la lista delle prelibatezze, presentandoci una pietanza di eccellente fattura, grazie anche al cast di contorno, su cui svetta la bravissima Joan Allen, decisa a catturare Bourne a ogni costo.

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Alessandro De Simone

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