Antonio Banderas: “Ci servirebbe un Don Chisciotte”

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The Cinema Show ha incontrato Antonio Banderas due volte in pochi giorni nello scorso settembre. Prima a Roma, dove accompagnava l’amico Pedro Almodòvar ed Elena Ananya per presentare La pelle che abito, il tanto atteso horror del regista spagnolo. Poi, pochi giorni dopo, a San Sebastian, dove l’attore ha mostrato a una platea fatta soprattutto di bambini festanti venti minuti di footage de Il gatto con gli stivali, spin off della saga di Shrek che vede protagonista il felino spadaccino.

Entrambi gli incontri sono stati magnifici, perché così è la persona che ci siamo trovati davanti e che conoscevamo già bene, avendolo incrociato varie volte nel corso degli anni. Attore dal grande talento e dalla grande serietà, Banderas è anche un personaggio incredibilmente interessante, stimolante, vivo, cosa che non è così comune tra i suoi colleghi. Regista, produttore, con molti progetti nel futuro più o meno prossimo, Antonio si meritava l’intervista del mese di The Cinema Show.

Finalmente di nuovo con il suo amico Pedro Almodóvar, in un film di genere.

Antonio Banderas: Non so se considerare La pelle che abito un film di genere, per me Pedro stesso è un genere e lo adoro perché non ha mai fatto film per il grande pubblico. Tranne forse Donne sull’orlo di una crisi di nervi, che è piaciuto a tutti, anche a me farlo, ma non è davvero ciò che Pedro è. Il vero Almodóvar è quello de La pelle che abito, un regista che va sempre oltre le convenzioni, che non si ferma dove tutti gli altri si fermano. La scena finale del film, per esempio: avrebbe potuto chiudere con Vera che entra nel negozio e vede la madre. Ma Pedro non è così, lui voleva vivere anche il momento della rivelazione. Ammetto che anche io, quando ho letto il copione, ero perplesso, ma quando ho visto ho capito che avevo torto.

Come ha costruito il suo personaggio, lo scienziato pazzo Robert Ledgard?

Antonio Banderas: Pedro ha voluto che lavorassi molto in sottrazione, preferiva che lo spettatore percepisse la follia di questa persona, ma che non fosse mostrata in maniera evidente. Robert è molto naturale, è una persona con una grande sensibilità, eppure non sai mai quello che sta per fare. Pedro mi ripeteva che non dovevo pensare di star facendo qualcosa di male, perché Robert ha la certezza di avere ragione. La scena che spiega meglio la sua psicologia è quella in cui insegna a Vera come usare i dilatatori vaginali, in maniera professionale e cortese, come stesse prescrivendo un qualunque farmaco.

La pelle che abito non è un film su una vendetta, ma sull’arte e sull’ossessione del Creatore nei confronti della sua opera, destinata a essere condivisa.

Antonio Banderas: È esattamente quello che ho pensato quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura e ho capito che è veramente così quando, parlandone con Pedro, ha preferito non affrontare l’argomento in maniera approfondita. Quando fa così non vuole rivelare quello che davvero è importante per lui in una storia. Ma è vero, Robert è un artista che crea il suo capolavoro e non vuole lasciarlo andare via, ne è ossessionato.

Dopo tanto tempo torna in Spagna. Preferisce il cinema europeo?

Antonio Banderas: Per me il cinema europeo è Almodòvar, abbiamo girato sei film insieme, quindi lo identifico in lui. non faccio distinzioni, amo tutto quello che ho fatto, lavorare a Hollywood mi ha permesso di fare prodotti di tutti i tipi, dall’action di Assassins ai cartoni animati alle commedie romantiche. Di commedie voglio farne di più, le adoro e servono agli attori per non prendersi troppo sul serio.

Cinquantuno anni ed è ancora considerato un latin lover. Come la vive?

Antonio Banderas: È una cosa divertente quella del latin lover, perché non credo ci sia un attore al mondo che abbia interpretato più ruoli omosessuali di me. La vivo con grande tranquillità, se devo essere sincero mi piace molto come mi ha visto Pedro in quest’ultimo film. Anche se mi sento comodo a stare qui con voi con jeans, maglietta, stivali, in un futuro prossimo mi vedo come Robert.

Il suo matrimonio con Melanie Griffith è uno dei più solidi di Hollywood. Qual è il vostro segreto?

Antonio Banderas: L’amore è una cosa meravigliosa è complicata, in tutti i luoghi del mondo, non solo a Hollywood. Solo in Spagna ci sono undicimila separazioni l’anno, figuriamoci in un luogo in cui incontri sempre persone avvenenti e interessanti. Ecco perché stare insieme una vita non è solo un sentimento, ma anche un “lavoro”: devi sapere agire giorno per giorno perché tutto questo, per te, non abbia importanza. Sapere essere sempre diverso, rilassarti e soprattutto non farti mai prendere dal panico.

Il primo spin off di Sherk è proprio quello del suo personaggio. Una bella soddisfazione.

Antonio Banderas: Trovo che una delle più grandi rivoluzioni recenti, nel cinema, non solo d’animazione, sia stata proprio quella di Shrek, entrare in un universo e metterlo sottosopra. Lo stile disney prima dell’orco verde sembrava invincibile, mentre quello che facciamo nella nostra saga sembra una follia. Sono felice dell’accoglienza di questi primi venti minuti de Il gatto con gli stivali, il pubblico mi sembrava entusiasta, soprattutto i bambini.

Che tipo di film le sembra sia venuto fuori?

Antonio Banderas: È in linea con la saga di Shrek, ma c’è anche qualcosa di diverso. C’è molta avventura, tanto umorismo e quel modo informale di vedere l’animazione che è tipico della Dreamworks, con un omaggio a Sergio Leone e un po’ di Tarantino.

Ci sarà Shrek?

Antonio Banderas: Ci ho provato, ma mi ha detto che mai avrebbe fatto un supporting role. Scherzi a parte, comunque non c’entrerebbe nulla in questo film.

Com’è per lei lavorare a un film d’animazione?

Antonio Banderas: Mi affascina il lavoro degli animatori, questi geni che vengono dalla Silicon Valley che uniscono talenti con altri creativi e creano universi straordinari. Sono ammirato dal mio regista: seguire un film come questo è molto più difficile che con un set di attori in carne e ossa. A volte mi viene il desiderio di dirigere un film d’animazione. Forse arriverà prima o poi, ma sarà qualcosa di più tradizionale.

Si diverte quando doppia il suo personaggio?

Antonio Banderas: Moltissimo, anche se una delle cose che mi inquieta di più è scoprire che lavorano modellando il personaggio su chi lo interpreta. Hai idea quanto possa turbarti scoprire che il gatto con gli stivali ha le tue stesse espressioni facciali, la tua stessa camminata, persino il tuo sguardo? Sono saltato sulla sedia quando l’ho visto la prima volta!

Mi sembra molto contento di quello che ha fatto.

Antonio Banderas: Ho capito in questa fase della mia vita che il peggior nemico è dentro di te, ora so guardare al mio lavoro in maniera molto più rilassata. E cerco sempre più cose che voglio fare, di cui sento il bisogno, perché le ritengo importanti o semplicemente divertenti da fare. Motivo per cui ho anche creato una piccola casa di produzione, con base in Spagna, con cui spero di portare avanti bei progetti, ma più europei, perché ho voglia di stare più spesso nel mio paese. Sto imparando anche la parte meno affascinante del lavoro del produttore: cercare soldi!

Per il futuro cosa la aspetta?

Antonio Banderas: Adesso mi attende Zorba il greco, non credo farò Don Chisciotte come si dice in giro. Anche se in questo periodo di crisi sarebbe un personaggio molto attuale.

Lei è sempre stato attento a questi temi, cosa pensa di questo momento politico ed economico globale?

Antonio Banderas: Non sono un addetto ai lavori, ma quello che mi colpisce è l’incredibile confusione che regna nel sistema finanziario, nessuno ha idea di che strade prendere agli incroci che gli presenta l’economia, tutti sembrano sprovvisti degli strumenti per superare questa crisi. È agghiacciante, sembrano non esserci soluzioni, non si riesce a ragionare in prospettiva. E forse non c’è neanche voglia di farlo, ci si accontenta di strumentalizzare la situazione. In Spagna la crisi ha un nome: Zapatero. E in Inghilterra si chiama Gordon Brown e in America Obama. E in Italia Berlusconi. E nel vostro caso è vero, lo sapete?

La prego, non ce lo ricordi anche lei…

Antonio Banderas: Vero, forse non ho fatto l’esempio migliore (ride). Intendo solo che a dare questi nomi sono sempre le opposizioni che, di qualsiasi colore siano, hanno sempre ragione. Semplicemente perché non governano.

In Italia non abbiamo un’opposizione, stia tranquillo.

Antonio Banderas: Siete perfidi! (e ride più forte)

Cosa le interessa in particolare in questo momento nel panorama politico?

Antonio Banderas: Ora seguo con affetto il movimento degli indignados, mi sembra che lì ci sia più sincerità e passione di quello che troviamo nella politica. non mi interessano i rating di agenzie che danno una tripla A a chi poi fallisce rovinosamente tre settimane dopo, né le decisioni di chi non sa cosa succede nelle proprie strade. Mi piacciono questi ragazzi, uomini e donne, che in piazza mettono le loro vite. Qual è la soluzione? Forse quella di Chavez, le nazionalizzazioni? Temo che al di là di lui, il metodo rischi di diventare l’unico modo. Ma immaginate cosa succederebbe?

Eppure lei è stato in Tunisia proprio durante la rivoluzione contro Ben Ali, ha visto le cose cambiare di persona.

Antonio Banderas: Infatti che tutto cambi non mi sembra un’utopia. ora ci sembra tutto fermo, ma in Tunisia c’erano foto di Ben Ali ovunque, nelle banche, negli uffici istituzionali, in ogni piazza. Sono sparite dall’oggi al domani ed è cambiato tutto. non va sottovalutata la rabbia delle persone, né sopravvalutata la loro tolleranza verso le ingiustizie. Certo, poi c’è da sperare che il rimedio non sia peggiore del male.

È stato un momento difficile per lei e per la troupe immagino.

Antonio Banderas: Abbiamo dovuto interrompere le riprese per alcune settimane, molti membri della troupe non si presentavano sul set, ma allo stesso tempo c’era un fermento straordinario, mi ha ricordato la Spagna della mia adolescenza, dopo la morte di Franco. Poi è successa anche una cosa divertente. Jean Jacques Annaud, il regista di Black Gold, era molto preoccupato per Freida Pinto, visto l’aumentare degli scontri e della tensione, e aveva pensato di farla andare via finché le cose non si fossero calmate. Siamo andati a dirglielo insieme e lei ha risposto: “Perché? Sono nata e vissuta a Bombay, tutto questo è normale per me”.

Lei è un grande appassionato di calcio. Noi siamo del Napoli, ma lei è contento che il Malaga sia stato comprato dagli arabi?

Antonio Banderas: Sì, siamo pieno di soldi, possiamo comprare giocatori fortissimi. Grande Malaga!

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