Jesus Rolls: intervista a John Turturro e Bobby Cannavale

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La prima domanda che viene in mente guardando Jesus Rolls – Quintana è tornato! è il perché. Come mai si è voluto girare questo sequel, spin off, stand alone del personaggio reso celebre dei fratelli Coen nel Il grande Lebowski. E ce lo spiega proprio John Turturro: il personaggio era il suo, esordì a teatro, ai Coen piacque e ne vollero un piccolo, ma emblematico assaggio in quello che è forse il loro film più celebre.

Non bisogna certo accostarsi a Jesus Rolls pensando di ritrovare quei ritmi e quelle atmosfere… Questo è a tutti gli effetti un film alla Turturro, con quella lentezza e quella sua peculiare comicità a grana grossa, non certo con il ritmo serrato e le arguzie dei Coen. E soprattutto, c’è poco bowling, come abbiamo chiesto a John Turturro, che è venuto a Roma a presentare il film, insieme al suo Sancho Panza sullo schermo, Bobby Cannavale. E come potete leggere di seguito, chiacchierare con loro è stata tutta una risata.

 

C’è davvero poco bowling in questo film…

John Turturro: Abbiamo solo una scena di bowling nel film perché i nostri personaggi non hanno abbastanza soldi per andare al Bowling. Quindi ho pensato che una scena soltanto fosse sufficiente. Tanto racchiude tutto ciò che il pubblico voleva vedere. Jesus è tornato con Peter e Mary, ma non è un film religioso, come i nostri nomi lascerebbero intendere.

Quando interpreti Jesus tu sembri così sexy…

JT: Perché, altrimenti non lo sono? Ho capito, a vedermi sono più il tipo intellettuale… Be’, che devo dire, sotto sotto mi sento sexy. Magari quando interpreti un personaggio, sei più te stesso di quando sei te stesso… magari sto recitando adesso, magari quando sono Jesus sono davvero me stesso, magari è qualcosa che voglio essere.

Bobby Cannavale: C’è qualcosa in quel personaggio, il modo in cui cammina, la sua voce, che è davvero sexy. È come un John Wayne portoricano e sexy. Volevamo avere una scena d’amore tra noi, ma non l’abbiamo inserita.

Raccontaci nuovamente come nasce il personaggio di Jesus Quintana.

JT: Il personaggio nasce più di trenta anni fa, è una persona reale a cui mi sono ispirato. L’ho conosciuto per caso. Mi parlava con quel tono un po’ trascinato e mi ha subito affascinato molto nelle sue movenze e in come mi fissava. Quindi mi sono ispirato a lui per Jesus. Lo avevo scritto prima del Grande Lebowski, adesso è come incontrarlo dopo trent’anni, dopo che esce di galera, e chiedergli come sta e che cosa farà. Questa è una versione molto più complessa della relazione tra lui e Peter e lui e Mary. È un modo per me per tornare alla dimensione originaria di questo personaggio, in un modo molto più multidimensionale.

Jesus è un tipo generoso?

JT: Sì, è un tipo generoso perché non è ricco, non ha alcun privilegio, ma è naturalmente generoso. Lo sono tutti in questo film. Lo si vede anche nel loro agire. Persino quando vanno a derubare il medico a casa sua, sono gentili con sua moglie e lei li ringrazia per questo. C’è una generosità anche nel loro modo criminale di agire. A volte sono le persone che non hanno nulla a essere le più generose. E personalmente mi piacciono molto i tipi così. Non vengono mai celebrati abbastanza.

BC: Non sono squadrati, hanno qualcosa di contrario all’establishment, che è poi la loro vera libertà. In qualche modo rigettano l’idea di essere incasellati. C’è qualcosa di davvero libero nel non restare dentro le regole, nello scegliere di vivere con altre regole, le proprie, non quelle che la società impone. Loro vivono le loro vite in questo modo, hanno molte sfaccettature, vivono molto liberamente e in piena libertà.

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