Vinyan, l’apocalisse dei bambini

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Non c’è dubbio che Cuore di tenebra di Joseph Conrad sia uno dei romanzi che maggiormente ha affascinato molte generazioni di cineasti e sceneggiatori. Materiale difficile da trattare, e anche pericoloso che può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Non a caso, mettere in scena il racconto di quella magnifica ossessione portò sull’orlo del baratro Francis Coppola, che tirò fuori in compenso uno dei più grandi film di sempre, Apocalypse Now. Fabrice du Welz non dovrebbe essere giunto a limiti estremi come il suo celebre collega, ma in Vinyan rielabora con maestria i temi dell’opera di Conrad.

Jeanne e Paul hanno perduto il loro bambino in Thailandia durante lo tsunami del 26 dicembre del 2004, ma dopo la visione di uno dei tanti video amatoriali fatti durante quei terribili momenti, si riaccende in loro la speranza che il piccolo non sia morto, ma sia stato rapito. Iniziano allora una ricerca nella giungla birmana che si rivelerà una discesa all’inferno senza ritorno.

Vinyan è uno di quei film che non ti aspetti

Girato con grande maestria e creatività, interpretato magistralmente da due attori già in fase di scadenza. Rufus Sewell e, soprattutto, una meravigliosa Emmanuelle Beart, ben si calano nei panni della coppia sconvolta dalla perdita del figlio, forse morti insieme a lui in uno tsunami dell’anima che li porta sempre più a fondo.

Fabrice du Welz alterna momenti quasi documentaristici a invenzioni visive ardite perfettamente integrate al racconto, estremizzando tagli di luce e d’inquadratura man mano che la coppia prosegue il suo viaggio verso l’ignoto, fino allo sconvolgente finale, inquietante nel suo paradossale messaggio di speranza.

Vynian è uno dei migliori horror degli ultimi anni

Insieme al mai troppo lodato The Descent di Neil Marshall, non a caso entrambi portati a Venezia da un Marco Muller sempre molto attento al cinema di genere fatto con tutti i crismi.

Concludiamo facendo i nostri più sentiti complimenti a Emmanuelle Beart, ai suoi quarantacinque anni portati da Dea dell’Olimpo e alla sensualità che emana con violenza nella lunga inquadratura finale. Sarà a lungo un nostro piacevolissimo sogno.

O un terribile incubo.

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Alessandro De Simone

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