Quella de L’intrigo della collana è una trama che ogni fan dei cartoon giapponesi anni Ottanta conosce a menadito: Jeanne de la Motte-Valois, orfana dal sangue blu, cerca di rivendicare in tutti i modi il suo titolo nobiliare. Per essere ammessa a corte è disposta a tutto. Ad aiutarla, uno scaltro gigolo di nome Retaux de Villette. Quando Jeanne viene a conoscenza dell’esistenza della collana di diamanti più costosa del mondo, raggira l’avido cardinale de Rohan perché la acquisti per conto della regina Maria Antonietta. Ma l’intero affare è un gigantesco raggiro.
L’intrigo della collana è un fatto storico
D’accordo, molti di noi conoscono questa storia per aver visto più volte quel gioiello seriale che è Lady Oscar, e magari tantissimi avranno pensato che si trattasse di pura finzione, come molti episodi descritti nella serie animata. Ma non è così: l’intrigo della collana è un fatto storico, documentato da atti processuali.
Non solo: nel film di Charles Shyer, Jeanne de la Motte-Valois (al secolo Contessa Jeanee De Saint-Remy-Valois) viene finalmente vista come il personaggio dall’incredibile modernità che è.
Basato più che altro sulle sue memorie, con arbitrari, ma pur coerenti con la storia, ‘riempitivi’, L’intrigo della collana porta sul grande schermo questa fetta di storia, uno spaccato della vita di corte, dominata com’era dall’avidità, dal sesso e dal potere che si fondava sul niente.
Spregiudicate e deliziose battute, ammiccamenti, quadretti d’epoca: scena dopo scena il teatrino di Versailles e dintorni si mostra attraverso questa pellicola sfavillante di pizzi e crinoline, di sontuose parrucche, di location perfette, di attori in parte o appena sopra le righe (ma chi non lo era all’epoca?).
Hilary Swank, sensuale e desiderabile come non l’avete mai vista, incarna alla perfezione Jeanne, la donna che fu marchiata a fuoco come una vacca, la piccola orfana che mise in discussione la credibilità della monarchia più forte del mondo.


