Giurato numero 2 è un film che inevitabilmente suscita sentimenti contrastanti. Prima di tutto perché resterà molto probabilmente l’ultimo film diretto da Clint Eastwood, e questo non può che struggere l’anima di molti cinefili. Di contro, è magnifico pensare che questo grande regista abbia, a 94 anni, deciso di congedarsi con un’opera che è un compendio della sua carriera e del suo pensiero umano, sociale e politico.
Justin Kemp è un marito amorevole e presente, soprattutto adesso che sua moglie Ally è incinta. Una gravidanza non facile, la donna deve restare a riposo e la convocazione ricevuta da Justin per fare parte di una giuria non ci voleva proprio. Purtroppo all’udienza preliminare per la scelta dei giurati non riesce a far valere le sue motivazioni e viene scelto. Quando scoprirà il caso che si dibatterà in aula e su cui si dovrà pronunciare, scopre di essere molto probabilmente a conoscenza della verità. Ma non può permettersi di svelarla.
Giurato numero 2 parla di morale, etica e giustizia
Tutti temi che Clint Eastwood ha esplorato, da diversi punti di vista, per tutta la sua carriera. Lo straniero senza nome e Il cavaliere pallido arrivavano in città per riparare torti, in quei posti in cui l’unica legge era quella del più forte, esercitata nei confronti di chi non poteva difendersi. C’è stato chi dalla legge ha ricevuto un equo processo venendo ritenuto colpevole, almeno Fino a prova contraria, quella che trova il grande cronista, e pessimo essere umano, Steve Everett.
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Potere assoluto, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, film in cui la giustizia, in un modo o nell’altro, trionfa, ma non seguendo canali ufficiali. Ci può essere un intervento umano, o in qualche modo divino o uno scherzo del destino, a seconda di quello in cui si crede.
E non importa quanto male possa avere fatto un uomo, ed è importante sottolineare uomo, maschio, perché le donne nel cinema di Eastwood sono sempre un paio di rampe più su. William Munny ha ucciso uomini, donne, bambini e qualunque altra cosa strisci sulla terra. Ma la legge in quella città dimenticata da Dio non opera come dovrebbe. Ci penserà lui. Butch (come Cassidy, guarda un po’) Haynes vorrebbe vivere in Un mondo perfetto. Farà la fine di un presidente, ma avrebbe meritato di meglio.
Sono tante variazioni sul tema, anche quando del potere della giustizia si abusa e se ne viene divorati, come J. Edgar Hoover. Insomma, anni di riflessioni che in Giurato numero 2 trovano una loro compiutezza con un sincronismo storico quasi sovrannaturale. C’è la colpa, c’è il rimorso, c’è la redenzione. E alla fine, c’è la giustizia, che in questo caso è gesto politico da parte di Eastwood, che ci tiene a lasciare il mestiere puntualizzando un paio di cose di sé e del posto in cui vive.
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Gli Stati Uniti hanno una costituzione, delle leggi, la vita sociale, politica, economica deve essere condotta nel rispetto di queste leggi, e vale per chi le fa rispettare così come per chi le deve seguire, per far sì che il consorzio comune resti civile e sano. Un manifesto programmatico per le future generazioni, a partire da quella che per i prossimi quattro anni dovrà convivere con un Presidente che proprio della giustizia si è fatto e si fa beffe.
Giurato numero 2 è un film dal messaggio potente
Girato con un classicismo quasi commovente, omaggiando un genere che Hollywood ha reso grande, il court movie, e in particolare un film, La parola ai giurati (sia quello di Sidney Lumet che la successiva versione, anch’essa splendida, di William Friedkin). La sceneggiatura di Jonathan Abrams ha un equilibrio perfetto tra presente e flashback, montando una tensione che non abbandona fino davvero all’ultimo fotogramma, aiutato anche dalle eccellenti interpretazioni di Nicholas Hoult, Toni Colette, Zooey Dutch e J.K. Simmons.
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Su tutto, c’è la mano di Clint, come detto probabilmente per l’ultima volta, e quanto mancherà al cinema, hollywoodiano e non solo, quest’uomo che ha attraversato settant’anni di carriera senza mai perdere lucidità, trasformandosi da eroe d’azione a raffinato regista di opere d’autore.
Giurato numero 2 è un testamento cinematografico e morale, ma soprattutto, ed è forse la cosa che più gli interessava, un film di qualità altissima. E per questo, ancora una volta, sentitamente ringraziamo Mr. Eastwood.


