Rifugiarsi nei sogni è necessario, vista la realtà che ci circonda, lo sarebbe ancora di più se ci trovassimo in un manicomio sapendo che il nostro destino si compirà nell’arco di cinque giorni. È quello che succede in Sucker Punch a Baby Doll, internata dal patrigno dopo la morte della madre per poter mettere le mani sulla ricca eredità di famiglia.
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Per riacquistare la propria libertà, la giovane si rifugia in una dimensione onirica dove progetta la sua fuga con l’aiuto di altre quattro compagne di prigionia. E nei sogni, si sa, tutto è possibile.
Dopo un remake e tre riduzioni da testi di culto, tra cui 300 e Watchmen, Zack Snyder si cimenta in un progetto assolutamente personale, una storia tutta al femminile stracolma di azione, ma come già nei suoi precedenti lavori anche ricca di sottotesti estremamente seri e sviluppati con intelligenza.
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Sucker Punch è molto più che un semplice intrattenimento per multiplex, anche se chi cerca questo tipo di prodotto potrà ritenersi tutt’altro che insoddisfatto. Quella di Baby Doll è la storia di una giovinezza rubata, di un mondo senza più valori né morale, in cui tutto può esserti sottratto contro la tua volontà e Snyder la racconta con linguaggi moderni, dai comics ai videogames, rendendo tutto estremamente lineare nonostante i multipli livelli narrativi, asciugando la sceneggiatura e puntando molto sulle contaminazioni dei generi, creando un action melò steampunk dall’indubbio fascino.

Non mancano le cifre stilistiche tipiche del suo cinema, dall’uso massiccio di CGI ai ralenty estremi, fino all’ipertrofia dinamica e visiva. Tutti elementi che ben si mescolano a una narrazione molto semplice, come può essere la fuga dalla realtà di una giovane adolescente, nei cui sogni la violenza è avulsa dal concetto della morte, sebbene quest’ultima sia sempre presente e si paventi come proiezione dei traumi reali.
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Snyder offre al pubblico una tesi pesantissima e la rende leggera grazie alle visioni strabilianti della “quest” onirica che le cinque protagoniste intraprendono per trovare gli elementi che le renderanno libere, in un modo o nell’altro.
Merito anche dell’eccellente cast femminile, capitanato da una bellissima e disturbante Emily Browning, e composto poi da Vanessa Hudgens, Jamie Chung e dalle bravissime Jena Malone e Abbie Cornish, certamente le migliori del gruppo. Notevoli anche le interpretazioni di contorno di Carla Gugino e soprattutto di Oscar Isaac, attore dal talento sopraffino già apprezzato in Robin Hood e soprattutto in Agora di Alejandro Amenabar.
Sucker Punch ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo cult.
L’importante è non fermarsi alle apparenze e ricordarsi di quando da ragazzini la nostra mente era l’unico posto in cui ci sentivamo al sicuro. E probabilmente lo è ancora adesso.


