A volere fuggire Via dall’incubo è Slim, una giovane cameriera che ha già avuto fin troppe esperienze di violenza perpretrata dagli uomini che ha frequentato. Sicché quando sposa Mitch, che sembra proprio l’uomo dei suoi sogni, tira un sospiro di sollievo. Ma dopo la nascita della loro prima figlia, quella vita che sembrava perfetta va in frantumi quando scopre il lato oscuro, possessivo e violento di Mitch. Terrorizzata, e soprattutto preoccupata per la sicurezza della figlia, Slim fugge con lei, ma Mitch continua a perseguitarla. A questo punto la donna capisce che è arrivato il momento di passare alle maniere forti.
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Il lato oscuro della famiglia ha sempre affascinato il cinema americano, probabilmente per destabilizzare uno degli elementi portanti del sogno americano. Molti gli esempi, sin dai tempi più lontani, come I giorni del vino e delle rose o l’immenso Dietro lo specchio di Nicholas Ray. Negli ultimi anni, però, si è persa la vena melodrammatica per dare spazio ad atmosfere cupe e venate di tensione e mistero.
Via dall’incubo rientra in questo filone, presentandoci una Jennifer Lopez docile mogliettina che si trasforma in leonessa protettrice del suo cucciolo nei confronti del marito violento. Fin qui niente di male, ma la sceneggiatura di Nicholas Kazan si sviluppa in maniera prevedibile nella prima metà, senza lesinare in psicoanalisi spicciola e denuncia sociale vagamente accennata, per poi sfociare nel feulleiton ricco di sorprese, complotti, addestramenti intensivi e l’immancabile duello risolutore.
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Dumas e Hugo continuano ad ispirare il cinema, peccato che non sempre il risultato sia degno di nota. Jennifer Lopez, Montecristo in gonnella e guantoni, certo in un ruolo molto sentito per motivi personali, dovrebbe decidere se concentrarsi nella recitazione, nel bel canto o nell’essere donna-immagine per una nuova generazione di consumatori.
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