Walter Wade, un giovane studente di college, uccide un suo collega di colore. John Shaft lo arresta, ma Walter paga la cauzione e lascia il paese. Due anni dopo, però, tornato segretamente negli USA, viene nuovamente acciuffato da Shaft. Nuovamente il ricco padre di Walter fa in modo di rimetterlo in libertà. Ora Walter vuole solo eliminare Shaft, così come due colleghi poliziotti corrotti e un potente spacciatore che si vuole vendicare. John dalla sua ha due compagni, la collega Carmen e Rasaan, un informatore.
Still the Man! Shaft è tornato, more cool than ever
E subito ci si tuffa in atmosfere rigorosamente anni settanta, grazie alla suadente voce di Isaac Hayes che intona il celeberrimo main theme originale del film di Gordon Park. Sono passato quasi trent’anni, ma Shaft non è invecchiato di un giorno e non Samuel Jackson o lo ‘zio’ Richard Roundtree, l’originale detective, ma del personaggio stesso. Anzi, l’essere di colpo giunto nel 2000 lo ha reso più ironico, duro ma col cuore d’oro, fascinoso e spietato.
L’icona Shaft è di quelle che con il tempo acquistano un alone di leggenda e la lunga attesa non è stata inutile. Affidato alle mani di John Singleton, il personaggio di Jackson può decidere in totale libertà come gestire l’azione, costruendo un’iconografia del personaggio estremamente accattivante (la giacca di pelle nera diventerà un must della prossima collezione autunno – inverno) e raggiungendo un pubblico molto più vasto rispetto alla precedente versione, mirata all’audience di colore e infatti di poco successo nel resto del mondo.
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La sceneggiatura non si limita poi all’intreccio poliziesco e alle scene d’azione, ma cerca anche la critica sociale, essendo chiaro l’intento di denunciare apertamente la politica di ‘zero tolerance’ dell’amministrazione Giuliani, sindaco di New York e attualmente in corsa con Hillary Clinton per la carica di governatore dello stato della Grande Mela. Shaft quindi ammazza a tutto spiano, senza esitare e con lui la sua collega (la sempre bellissima Vanessa Williams), infischiandosene se la testa che esplode è quella di un criminale o di un poliziotto corrotto. Tutto per raggiungere un solo obiettivo, fare in modo che la giustizia trionfi.
Inutile dire che Samuel Jackson è assolutamente impagabile nella parte del giustiziere senza macchia, ma la sorpresa più piacevole viene da Christian Bale, cattivissimo, razzista e yuppie sfaccendato del nuovo secolo, un’anticipazione del suo personaggio in American Psycho.
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John Singleton svolge il compito con diligenza, anche se le scene d’azione avrebbero forse avuto bisogno di un regista più abituato a film di genere (gli inseguimenti in automobile, in particolare, sono troppo confusionari), ma non si può volere tutto nella vita. Intanto, mettiamoci in poltrona e aspettiamo la prossima puntata.
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