“Io sono una donna che è in cerca dell’amore. Magnifico e assurdo, questo è ciò che voglio”, Carrie Bradshaw – Sex and the City, stagione 6, episodio 20
A volte essere ammessi alla maturità fa paura. Significa che è il momento di mettersi sotto esame – e di lasciare anche che ad analizzarci siano gli altri. Come nel caso in cui una serie televisiva di culto come Sex and the City passi sul grande schermo, con tutte le conseguenze del caso, mediatiche e non.
Da fan della serie (e permettetemi la prima persona), me ne stavo lì ad aspettare i titoli di testa con il sentore di una cocente delusione in arrivo. E invece Sex and the City, il film, non ha deluso nessuna delle mie aspettative, in linea com’è con lo show che per sei stagioni ci ha fatto sognare Manolo Blahnik, borse di Prada e realizzazione di tutti i sogni che abbiamo nel cassetto.
La promozione in sala
Un episodio lungo due ore e venti minuti, con lo stesso stile di ripresa, già ottimo, e una fotografia leggermente migliore. Con il magnifico accento snob newyorkese di Samantha, le odiose manie organizzative di Miranda, le zuccherose maniere di Charlotte e lo sfavillante carattere di Carrie, la donna che tutte vorremmo essere, che lo ammettiamo o no. Con la perfezione fisica di Smith, la dolcezza infinita di Steve, lo humor di Harry e il “boom, baby!” che piglia al cuore ogni volta che inquadrano Big. C’è tutto, non manca nulla e nessuno, nemmeno l’adorabile, delizioso, tenero Stanford Baltch e l’acido, irresistibile, superstiloso Tony Marentino.
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“Le ragazze sono tornate” – e quanto ci sono mancate…
La storia scorre tra alti e bassi sentimentali, solo alte vette in fatto di moda, riflessioni sulle relazioni, ottime battute e nessun compromesso. Anzi, cosa ammirevole come praticamente da nessun’altra parte si vede, il film è newyorkese fino all’osso, con sigarette e capezzoli ben mostrati – che dall’11 settembre questo è quasi un divieto non scritto e le due cose sono merce rara nelle pellicole di Hollywood, ma gente, di solito non si fa sesso con il reggiseno addosso!
Facezie a parte, il film non ci risparmia nulla. Quando guardavo la serie, ho imparato cosa voglia dire il dolore per una separazione, il valore di un’amicizia, la lacerazione causata da un tradimento. Perché, mi chiedevo sempre, se queste quattro donne saltano da un letto all’altro, se la prendono tanto per una storia finita? Semplice: perché non esiste lutto più grande al mondo di quello che si prova nel seppellire un amore. E questo film certe cose non ce le risparmia, non le racconta velocemente come fanno tutte le romantic comedy odierne. Il dolore fa parte della vita, della crescita come dell’età adulta, come pure la felicità, la realizzazione, le delusioni.
E se è vero che Carrie è una moderna Cenerentola (la favola più bella!) che non perderà mai la scarpetta, dato che le paga 500 dollari al paio, è anche vero che oltre allo scintillio degli abiti e ai vertiginosi centimetri dei tacchi, Sex and the City ci ha sempre offerto di più: la possibilità di riflettere, senza opprimenti pesantezze, su ciò che conta davvero per una donna al giorno d’oggi.
E il film, come e più della serie, ti “pompa l’autostima a mille”, fa bene allo spirito e alla pelle del viso, dato che fa anche ridere. Ma lascia anche il tempo di riflettere su casa davvero significhi essere donna oggi, e sul diritto principe che dovremmo tutte far rispettare: non annularci mai, non tradire mai noi stesse, per nessuno al mondo, nemmeno per amore. Un uomo può farti maturare, ma se prova a cambiarti, non è adatto a te. Come un paio di scarpe bello, ma scomodo: non puoi camminarci a lungo se non vuoi farti male.
Sex and the City of New York
A volte un po’ lento, in certi tratti troppo zuccheroso, Sex and the City è ancora una volta la quintessenza di New York, con lo stile e gli altri e bassi, con le iperboli e i paradossi, con i fantastici gridolini delle quattro “ragazze quarantenni” sempre pronte ad essere felici l’una per l’altra. L’amicizia, come sempre, è alla base di questa favola ambientata tra l’asfalto e i grattacieli. E la donna che la trova, quella vera, è la più ricca al mondo.


