Diventato universalmente famoso per avere interpretato il difficile ruolo del giornalista creato dalla penna di Stieg Larsson, Mikael Blomkvist, protagonista della saga Millenium che David Fincher ha preso in mano per il remake americano, Michael Nyqvist, svedese con madre italiana ma non di origine italiana, è entrato nella storia di un altro franchise.
In Mission: impossible – Protocollo fantasma veste i panni del villain, Hendricks, ruolo che gli ha permesso di duettare con la star che per quattro volte ha interpretato l’agente Ethan Hunt, lo spericolato Tom Cruise. The Cinema Show ha fatto una piacevolissima chiacchierata con Michael, ormai lanciato anche negli Stati Uniti come caratterista europeo di talento.
Michael Nyqvist, da Millenium a Mission: impossible. I franchise sono nel suo destino.
Sono una persona molto curiosa quindi fare qualcosa di completamente diverso mi ha fatto piacere. Inoltre mi ha dato la possibilità di esplorare un lato oscuro che c’è in ogni attore, quindi di base fare Mission: Impossible per me ha significato interpretare il personaggio di Hendricks, un uomo intelligente ma malvagio. È stata una bella sfida per cui mi sono ispirato a molte persone davvero cattive, da Charles Manson a Caligola.
Tutte figure molto gentili, senza dubbio. Ma del lato oscuro aveva già avuto un assaggio con Millennium, che come Mission: Impossible è una saga di genere.
Dal punto di vista cinematografico credo che il genere sia soprattutto una questione culturale: in Europa descriviamo il mondo, a Hollywood si va molto oltre. Ma per quanto mi riguarda, come attore, è un sogno avere l’occasione di poter lavorare in un cinema enorme in cui tutto può succedere e che credo mi stia facendo diventare un attore migliore.
A dirigere questa gigantesca macchina cinematografica c’è questa volta Brad Bird, un genio dell’animazione al suo primo film live action. Com’è stato lavorare con lui?
Ha un modo tutto particolare di spingere la storia all’estremo in ogni momento, è molto preparato tecnicamente ed è anche una persona eccezionale, disponibile, con un gran senso dell’umorismo. Ma soprattutto ha un tocco speciale che lo porta a voler fare costantemente cose che non sono state fatte in precedenza. Ho sempre amato i suoi film d’animazione ed ero molto curioso di lavorare con lui, non sono stato deluso.
Qual è stata la sua prima impressione incontrando Tom Cruise?
Eravamo a Praga, lui aveva già fatto un film con un mio caro amico oltretutto. L’incontro è stato molto semplice, quello tra due attori che si vedono sul set per lavorare insieme in un film. Ma la cosa che mi ha davvero impressionato è che Tom è un attore notevole, non è solo una star d’azione.
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Nelle scene che abbiamo avuto insieme è riuscito a creare un’intensità eccezionale che ha reso il mio personaggio ancora più interessante. Abbiamo parlato molto, anche dei nostri rispettivi background, dato che io sono cresciuto professionalmente sul palcoscenico e lui di fronte alla macchina da presa. È stata davvero una magnifica scoperta.
Tom Cruise a parte, tutto il cast è di altissimo livello, come si è trovato con tutti questi talenti straordinari?
Abbiamo passato sette mesi tutti insieme, quindi siamo diventati grandi amici. In particolare sono diventato un ammiratore di Simon Pegg, che un attore eccellente e un essere umano simpaticissimo. Ho lavorato molto anche con Jeremy Renner che è un attore molto naturale, che è una qualità che apprezzo in collega. E con Paula Patton ho girato già un altro film, Disconnect, quindi abbiamo avuto modo di legare anche oltre il set di Mission Impossible.
Cosa ne pensa del remake di David Fincher di Uomini che odiano le donne?
Credo che il romanzo di Stieg Larsson sia una storia universale che possa essere raccontata in qualunque cinematografia e David Fincher è uno dei più grandi cineasti del mondo, Daniel Craig un attore eccezionale che conosce bene il genere, essendo anche l’attuale James Bond. Sono molto curioso di vedere il risultato finale e non mi dispiace di non essere stato chiamato. In fondo io l’ho già fatto.


