È trascorso molto tempo da quando quel piccolo gioiello chiamato Nightmare Before Christmas usciva nelle sale. Quel film d’animazione a passo uno destinato ad essere ricordato e ricordato ancora, di cui Tim Burton non firmò la regia per troppa modestia, lasciandola al bravo Henry Selick. Con La sposa cadavere, a distanza di dodici anni, Burton torna alla stop motion e questa volta lo fa in prima persona, a quattro mani con il simpatico Mike Johnson, che già collaborò alla storia del Natale secondo Jack Skeleton.
Dodici anni di maturazione per una tecnica artigianale e pertanto preziosa, affinata alla luce della precedente esperienza. Dodici anni per concepire, sceneggiare, sognare e realizzare un autentico capolavoro. Un film di una delicatezza oggi più unica che rara, una favola coraggiosa, perché non ha paura di mostrare apertamente i sogni del cuore spalancato, proteso verso l’immaginario.
Come già dicevamo parlando del recentissimo La fabbrica di cioccolato, Tim Burton si conferma autore a tutto tondo, cresciuto e maturato pur mantenendo quei tratti infantili così necessari all’arte del raccontare. Di nuovo ci propone una favola dark, gotica quanto basta, romantica nel senso più ottocentesco del termine, delicata e profonda. E anche un po’ horror, perché le vere favole lo sono. La sua storia è capace di affascinare anche il più duro dei cuori, il suo mondo popolato da scheletrini e piccoli zombie è semplicemente delizioso.
VOTA LA SPOSA CADAVERE SU LETTEBOXD
Da burtoniana posso immaginarlo
Mentre se ne sta lì a disegnare, a scarabocchiare gli schizzi che poi diventeranno i prototipi per ciascuno degli irresistibili pupazzetti animati. Tim, che sta lì e sorride del suo stesso tratto, prendendosi un po’ in giro come solo un vero artista sa fare. E alla fine, eccolo: il popolo della città dei morti, uscito chissà come, chissà da dove.
Ogni singolo personaggio, anche il più marginale, è studiato nei particolari e caratterizzato in modo da comprenderne l’indole a prima vista: c’è il generale con il buco nel torace, il vecchio saggio con la barba di ragnatela, l’anziana signora distinta, il latin lover con i baffi neri arricciati ancora saldamente attaccati al teschio, l’adorabile verme che vive nei corpi dei morti…
E poi c’è lei, la più seducente sposa che un uomo possa sognare. È una zombie, una morta vivente che si risveglia solo dopo aver ricevuto un anello al dito. Per certi versi potrebbe essere mostruosa, ma in realtà è solo dolce e molto sexy. Un personaggio adorabile, a cui Helena Bonham-Carter ha regalato un’anima candida, spiritosa, sofisticata, antica e insieme moderna, e soprattutto sognatrice.
LEGGI ANCHE: Tim Burton, Big Fish: “Edward Bloom vorrei essere io”
Nessuno potrà rimanere insensibile al suo fascino e il pubblico si dividerà tra chi preferirà che Victor la lasci per la viva, ma freddina, Victoria e chi continuerà a sperare per tutto il film che invece cambi idea e scelga lei, che la faccia felice, che le regali il suo sogno.
Ora più che in passato Tim Burton firma quella che è a tutti gli effetti la sua autobiografia artistica. Il volume è questo film che possiede tutto e all’interno del quale è contenuto tutto. Elementi singoli, ma anche la realtà dello stesso Burton, la felicità amorosa che sta vivendo, l’importanza che dà alla sua famiglia, la sua infantile maturità, la sua consapevolezza.
C’è il cane che viene rimesso in gioco dopo la morte, come nel suo vecchio cortometraggio Frankenweenie, c’è la città dei morti, dai colori psichedelici e contrapposta a quella dei vivi (e sicuramente più vivace), come in Beetlejuice, c’è la dimensione del gioco, come in Pee Wee’s Big Adventure… c’è lo stesso protagonista, Victor, che somiglia come una goccia d’acqua al giovane Vincent di quel primo, omonimo corto animato che vedeva un giovane Burton a firmare una prima regia personale.
Leggi anche: Frankenweenie – I don’t wanna be buried in a pet cemetery
Ma soprattutto, anche per evitare di rivelarvi l’elenco completo, c’è dentro la sua anima. L’anima di un uomo che si è ricordato chi è, cosa sognava di fare da grande, e che ha deciso di realizzarlo.


