Sono cinquant’anni che balliamo il Time Warp. Cinquant’anni che veneriamo Frank N Furter come un profeta che ci ha liberati dal male. Cinquanta anni fa The Rocky Horror Picture Show usciva nelle sale USA: uno sgangherato musical che proveniva dai teatri di Londra di due anni prima, scritto e interpretato da Richard O’ Brian, costato due soldi eppure distribuito dalla 20th Century Fox, seppur con una certa timidezza. E siamo qui a chiederci se questo assoluto gioiello di lustrini e labbra laccate abbia ancora lo stesso valore oggi.
No.
Oggi The Rocky Horror Picture Show è assolutamente necessario.
Inizia con una bocca, come fece Samuel Beckett con una sua messa in scena. L’organo avulso dal contesto, la narrazione, la sensualità, la tentazione. Prendetela un po’ come preferite. Ma quella bocca narra di storie fantastiche, con stelle che sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi, verso un infinito ricordo e oltre, perché poi i double feature sono diventati dei cult. Talmente cool che, oggi, sedicenti critici (domenicali, ndr) arrivano a negare che fossero considerati film di serie B all’epoca.
E invece sta proprio lì la dichiarazione d’intenti, la presentazione del cast: eccoci, siamo la gentaglia degli show che tutti andate a vedere, ma che vi vergognate di raccontare il lunedì in ufficio. Siamo fantascienza, siamo di serie B, siamo il colorato e scintillante popolo della notte. Quello senza freni e senza morale.
Ed è già tutto, per chi ha orecchie per intendere.
Poi inizia la vicenda, con le gustose anticipazioni intorno alla chiesa. Poi la tempesta, il castello, il gobbo, il Time Warp e poi lui, che si palesa battendo un enorme tacco a tempo: Frank. L’esordiente assoluto Tim Curry, inesperto talento naturale e di una bellezza ostica e inquietante, anch’egli oggetto del desiderio di uomini e donne che non potevano osare ammetterlo.
The Rocky Horror Picture Show è una parabola cristologica
C’è chi ha scritto che The Rocky Horror Picture Show è diventato una liturgia. Si ripete in giornate piuttosto prestabilite e, se celebrato a dovere nei cinema che contemplano lo show, si compiono gesti rituali insieme alle canzoni che si innalzano al cielo.
E allora proviamo a vederlo proprio in chiave religiosa – del resto, chi scrive, tiene il poster originale del ’75 sul letto, al posto della Madonnina.
Frank N Further scende sulla terra dal pianeta “Bisesso” – Transexual in originale – appositamente per insegnare ai terrestri ad accettare la sua Lieta Novella. Laddove Gesù affermava che “Dio è amore”, Frank predica l’amore libero, l’assoluta infinità delle combinazioni, un piacere immediato e certissimo che si ottiene liberandosi di tutto ciò che si è creduto sacro fino a quel momento. Con lui ha portato qualche apostolo e di seguaci nel castello ce ne sono già tanti.
Poi, già che c’è, si è anche creato un oggetto del desiderio perfetto, con capelli biondi e abbronzatura, per alleviare la sua divina insaziabilità.
Frank può fare magie (rimuovere cause e non sintomi) o miracoli, può assumere le sembianze di altri, può decidere chi vive e chi muore. È un profeta capriccioso e primadonna, e non ha morale, nemmeno se si tratta di uccidere. Del resto, è pur sempre un horror picture, no?
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Oh, yes! I am a Disney Princess
Ha fatto sorridere quando finalmente Frank, nelle continue acquisizioni della Disney, è diventato una Principessa delle fiabe. Tutti tranne noi, quelli che, in silenzio, hanno sempre voluto che si realizzasse questa fiaba. E poi, nella misura in cui Walt Disney soleva ripetere “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, il monito “Don’t Dream It, Be It” non stride poi così tanto.
Insegnare i costumi di Frank ai ragazzi? Perché no? Il film fu vietato solo ai minori di 14, alle superiori si potrebbe benissimo.
Anzi, si dovrebbe.
Oggi che l’educazione sessuo-affettiva fa così paura, viene negata, vengono ridiscussi i diritti fondamentali che ci vedono tutti uguali al di là dell’orientamento sessuale, Frank è un partigiano della Resistenza, quella che grida di essere chi si è, finanche oggi, dopo che le poche conquiste per i transessuali vengono biecamente rimesse in discussione, dopo che i ragazzi hanno abbracciato il concetto di gender fluid, ma sopra di loro si sta facendo di tutto per riportarlo nell’oblio.
Ma possiamo resistere. Magari con un salto a sinistra e un passo a destra, ma è poi il movimento pelvico che veramente ci manda fuori di testa.
Sinceramente, nel panorama odierno, in cui ancora si ammazzano le donne come fossero zanzare e la narrazione continua a responsabilizzare le vittime, in cui influencer con milioni di follower fanno discorsi su Tik Tok e Instagram affermando che la donna ha un suo ruolo e i gay non sono proprio contemplati in una mentalità binaria che viaggia in un solo senso, “the only thing I’ve come to trust
is an orgasmic rush of lust”, di quella vera, sincera, prorompente e sana. Quella che non finge di essere altro, che non reprime l’essere umano, comunque sia.
La sessualità come espressione del sé, ecco cosa insegna Frank. E non significa che il mondo debba trasformarsi in un postribolo, ma solo che non ci si dovrebbe nascondere. Mai.
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Frank, l’agnello sacrificale
Come Cristo, anche Frank viene tradito.
Muore, con una uscita di scena drammatica e favolosa, lasciando al mondo il suo monito. Si sacrifica per noi, perché non ci può essere redenzione senza sacrificio. E lui non viene capito dal mondo, che non è pronto ad accoglierlo. Meglio Barabba, meglio chi questi costumi li nasconde, come vediamo oggi, ogni giorno.
L’umanità, senza il suo Messia, è perduta all’inizio. Ed è così che si chiude The Rocky Horror Picture Show:
“And crawling on the planet’s face,
some insects called the human race.
Lost in time, and lost in space.
And meaning.”
Ma cinquanta anni dopo, la Parola di Frank è ben nota. È diventata liturgia, appunto. E quanti di noi riflettono, tra un floor show e l’altro, hanno raccolto il suo monito.
Stai pur certo, Frank, che oggi più che mai, oggi che la politica mondiale insidia ciò che più di sano e bello e sacro esiste, oggi che la libertà di amare chi, quanto e come si vuole è minacciata, noi combatteremo sbeffeggiando il potere, indossando corsetti se necessario, fino a che potremo.
We’re gonna shake it ’till the life has gone. Now and forever.


