Io, me & Irene è la storia di Charlie, poliziotto dalle maniere sin troppo gentili, e di Honk, la sua metà oscura e decisamente poco accomodante. Charlie è infatti affetto da una grave di schizofrenia, che si complica ulteriormente quando entrambi si innamorano di Irene, anche lei donna non propriamente tranquilla.
I fratelli Farrelly e Jim Carrey si sono già dimostrati un’accoppiata vincente al botteghino con Scemo & + Scemo e non potevano certo perdere l’occasione di sbancare un’altra volta. Insieme, poi, riescono anche a riscattare il poco credito che hanno presso la critica.
Anche se accusati di essere responsabili della nascita dell’ondata di nuova comicità sporca che ha invaso gli schermi americani negli ultimi anni, i Farrelly Bros hanno in realtà un talento che va ben oltre la superficie volgare del loro cinema, cosa che avevano già dimostrato con Kingpin, film “serio” con Woody Harrelson ambientato nel mondo del bowling e loro unico, immeritato, insuccesso.
Come in Tutti pazzy per Mary, anche in questo Io, Me & Irene la comicità greve e corporale, nel senso più materiale del termine, serve a stemperare il senso di disagio e l’incomunicabilità di base dei personaggi raccontati dai Farrelly, sempre ai limiti del vivere civile e coinvolti in situazioni esistenziali estreme.
L’unione tra questa poetica dell’eccesso e dell’assenza dà luogo a un equilibrio narrativo raro, creando un senso di malinconia clownistica che aggiunge nobiltà al film. È logico, quindi, che Jim Carrey fosse il protagonista più indicato per un film di questo genere, capace di fare del proprio corpo quello che vuole senza alcuna remora.
Un cinema da abbracciare, quello dei Farrelly, perché sincero, che vede il mondo nella sua essenza primordiale ed in cui i sentimenti non sono mediati, ma vengono mostrati nella loro semplicità. Come dire, non bisogna sempre fermarsi alle apparenze.


