Respiro racconta la storia di Grazia, sposata con Pietro, un pescatore, e madre di tre bambini. Grazia vive a Lampedusa, isola al largo della Sicilia. La sua vitalità e i suoi atteggiamenti spregiudicati le attirano le inimicizie degli altri isolani, membri di una comunità chiusa e regolata da leggi non scritte, per cui la donna deve stare al proprio posto. L’ennesimo suo gesto ribelle costringe il marito a prendere la decisione di mandarla a Milano per farla curare da uno specialista. Ma Grazia non ci sta.
Ne abbiamo visti tanti di esordi, o quasi esordi, di sedicenti giovani registi italiani, in questi anni. Sedicenti perché regista non è una parola o un semplice mestiere, ma anche, e forse soprattutto, un modo di guardare la vita. Significa osservare, ricordare, pedinare, come insegnava Cesare Zavattini, e cercare di portare tutto questo sullo schermo in una forma che, nel bene o nel male, venga considerata arte.
Emanuele Crialese lo ha fatto, tenendoselo dentro finché, un giorno, non ha smesso di trattenere il Respiro. Ne è venuto fuori un film bello, ricco, sincero, con uno spirito naturalista unito a un’attenta ricerca sui corpi, una direzione degli attori che mai va a sottrarre, ma semmai ad affinare, una scelta misurata dei movimenti di una macchina da presa non invasiva che descrive una situazione di malessere che monta con i giusti picchi e le giuste pause.
Aggiungiamo una bravissima Valeria Golino, incarnazione della bellezza stessa di Lampedusa, e un cast eccellente (i due giovanissimi figli di Grazia in particolare) ed ecco che si esce dal cinema soddisfatti.
Non è cosa da poco.


