Le Gangs of New York protagoniste dell’epica di Martin Scorsese sono i Dead Rabbits ed i Native Americans. Bill il Macellaio, capo della banda dei ‘Nativi’, uccide il reverendo Vallon, guida della banda dei ‘Conigli Morti’, diventando l’incontrastato padrone dei Five Points di New York. Il figlio di Vallon, Amsterdam, torna in città diciassette anni dopo, assetato di vendetta.
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L’alone di leggenda che avvolge quei film che hanno avuto una gestazione particolarmente lunga ha spesso contribuito a fare dell’opera in questione un oggetto di culto, indipendentemente dalla riuscita artistica o economica. Nel caso di Gangs of New York, l’effetto grande attesa ha reso questo film senz’altro il più importante, almeno dal punto di vista produttivo, nella carriera di Martin Scorsese.
Dopo aver liquidato le questioni di ordine leggendario, quindi, possiamo invece analizzare un film ricco e allo stesso tempo incompiuto, affresco storico e pamphlet politico, depositario del linguaggio cinematografico e nuovo capitolo della poetica della violenza che ha fatto grande il regista italo-americano.
Gangs of New York è tutto questo e molto di più
Anche se è più facile, in quanto doveroso oltretutto, ricordare e godere delle meravigliose scenografie di Dante Ferretti, frutto del lavoro dei grandi artigiani e tecnici di Cinecittà, farsi avvolgere dalle splendide luci con cui Michael Ballhaus ha ricreato un mondo e fotografato un cast di assoluta eccellenza, anche se comunque eclissato da un Daniel Day-Lewis a dir poco immenso.
Basterebbe tutto questo per fare di Gangs of New York un evento cinematografico da inscrivere negli annali della celluloide. Eppure c’è di più. Ci troviamo di fronte a purissimo cinema politico perché, sotto la sua labillissima struttura da ‘feuilletton’, Gangs of New York risulta invece essere un fondamentale testo di Storia Americana, mostrando quei momenti tragici che sono alla base del moderno concetto di Nazione e che di solito la ragione di Stato tende a dimenticare con grande maestria. Scorsese lo sa, e impregna la pellicola del sangue su cui hanno costruito gli Stati Uniti.
Gangs of New York è per tutte queste ragioni un’opera sovversiva tesa a mostrare le radici dell’odio che unisce i Five Points con Ground Zero. E il risultato è proprio questo: cinque a zero a favore della Storia.


