Violet Sanford ha 20 anni, è nata e cresciuta nel New Jersey e, per inseguire il suo sogno di diventare una cantante, si trasferisce a New York, dove trova lavoro come cameriera in un bar chiamato Coyote Ugly. In questo posto le bariste sono invitate ad attirare la clientela maschile ballando sul bancone e inondando il pubblico di birra. Ben presto diventerà un delle ragazze del Coyote Ugly, e grazie all’aiuto della proprietaria, Lil, e di un ragazzo innamorato, Kevin, troverà la sua strada nel mondo.
Molto spesso serve un rifugio, una tana dove potersi nascondere a fine giornata.
In quest’epoca in cui è impossibile pensare di non relazionarsi con il prossimo, i cocktail bar, le enoteche e i pub sono allo stesso tempo luoghi d’incontro e terapeutici lettini da psicanalisi, dove ruggenti manager possono diventare timidi ubriachi sudati da far schifo a un piede (grazie Max Gazzé, per la tua schietta poesia del quotidiano). E quante volte ci si trova seduti a un bancone, davanti una buona Menabrea (eccellente birra di Biella, nominata miglior chiara europea negli ultimi due anni) a pensare che la vita avrebbe bisogno di una scossa di tanto in tanto.
Al Coyote Ugly non avreste di questi problemi, perché sareste troppo impegnati a guardare le magnifiche bariste dimenarsi sul bancone con la maestria di una ballerina di lap dance, meretrici del XXI secolo che mostrano quel tanto di merce bastante a far acquistare preziosi nettari dagli esotici nomi di Jack, Jim, Southern e così via. Se a queste visioni da sogno (erotico) uniamo una colonna sonora notevolissima, una storia d’amore tra due bravi ragazzi e un grande senso della famiglia, ecco a voi un perfetto successo americano.
D’altra parte Jerry Bruckheimer (uno che ha prodotto fiaschi come Top Gun e Armageddon, per intenderci) con la valuta statunitense ha un rapporto privilegiato, ma in questo caso ha messo da parte la sua poetica del machismo per portare in scena un ribaltamento inaspettato per il suo cinema, un mondo in cui sono le donne a comandare (dando quindi ulteriori conferme alla teoria sull’omosessualità latente che avvolgeva proprio Top Gun). Donne forti e padrone della propria vita, dominatrici di maschi senza arte, parte, né successo, consapevoli del potere del loro corpo e pronte a sfruttarlo a loro vantaggio.
Le ragazze del Coyote Ugly è un film delicato e intrigante
Tecnicamente ben fatto (da notare soprattutto l’ottimo montaggio, caratteristica basilare del cinema della factory di Bruckheimer e del fu Simpson) e con un cast simpatico (insomma, John Goodman), bello (Tyra Banks su tutte, anche se si vede poco, sia in ordine di tempo che di centimetri di pelle mostrata) e una coppia principale fatta apposta per essere portata in giro per una promozione vincente. Mettete tutto nello shaker e servite in un bicchiere da martini.


