Woody Allen ha 90 anni. Qualche tempo fa stavo riguardando Amore e guerra. Credo sia uno dei film che più mi ha fatto ridere nella vita. Una commistione perfetta di slapstick, teatro dell’assurdo, cinefilia altissima, esistenzialismo, condito da due interpretazioni sublimi, la sua e quella di Diane Keaton.
Diane. L’ha dovuta piangere poche settimane fa, la sua migliore amica per oltre 50 anni, donna e artista eccezionale, l’unica che non gli ha mai girato le spalle, che ne ha sostenuto l’innocenza rispetto alle accuse della ex compagna Mia Farrow.
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E francamente, basterebbe questo di endorsement per capire che tutto il fango di cui Allen è stato ricoperto per trent’anni – con l’apice raggiunto dopo il degenerare del #metoo nell’ambiente cinematografico, movimento di cui, nel momento in cui sparava a zero su tutti, è stato massimo promotore proprio il figlio della suddetta Farrow, guarda caso – è qualcosa di cui si dovrebbero vergognare in tanti.
A partire dagli attori che hanno compiuto gesti gloriosi, affermando di essersi pentiti di avere lavorato con lui, devolvendo il cachet ricevuto in beneficenza (con Allen si lavora al minimo salariale, complimenti per lo sforzo) e dicendo che non avrebbero più accettato ruoli nei suoi film. Non vi preoccupate: non ve ne avrebbe comunque offerti.
Però, appunto, siete ancora in tempo a chiedere scusa. Timothée, con l’accento sulla prima e, chiedi scusa per averti fatto cucire addosso uno dei ruoli più belli della tua carriera in Un giorno di pioggia a New York.
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Greta, ringrazia, perché dato che con il tuo compagno non siete mai riusciti a scriverne uno che si possa anche solo perifericamente avvicinare, anche nel suo meno riuscito Woody ti ha dato l’ebbrezza di lavorare in un film alla Allen. Tra parentesi: sei per distacco la cosa peggiore di To Rome with Love. E ce ne vuole.
Jeff, sai mandare tua moglie nello spazio (ah, ci sono metodi più semplici per scampare a un secondo dispendioso divorzio, tra l’altro), ma non sai cosa significhi avere la fortuna di mettere sotto contratto uno dei più grandi cineasti della storia del cinema e proteggerlo, come avrebbe fatto un grande produttore. Che non sei, e non sarai mai. Sei ricco. Ma vendi pacchi, non bellezza.
A tutti i produttori e distributori che hanno accelerato il progressivo ritiro di Woody Allen: negli ultimi dieci anni avete finanziato e comprato una tale quantità di film diretti da cialtroni che si autodefiniscono maestri che meritereste di essere sottoposti alla cura Lodovico guardando film di Moccia.
Senza Woody Allen la mia vita, e non solo la mia, non sarebbe stata la stessa.
Mi viene in mente la sua espressione nella scena iniziale di Provaci ancora, Sam. È al cinema, sta guardando per la forse centesima volta Casablanca. È mesmerizzato, il mondo attorno non esiste. Si accendono le luci, si alza dalla poltrona, si dirige verso l’uscita muovendosi come Bogart. L’unica volta in cui mettersi nelle mani di un altro regista, Herbert Ross, uno dei più grandi nella gestione di quell’arte raffinatissima che è la commedia, è stato un valore aggiunto per un testo di Allen.
Per tanto tempo si è atteso il nostro Allen annuale, qualche volta è stato meno buono del solito, altre ci ha lasciati a bocca aperta con opere che mai ci saremmo aspettati da lui. Per alcuni l’apice restano Io e Annie e Manhattan, ma anche nel periodo Farrow sono non pochi i film degni di nota, da La rosa purpurea del Cairo a Un’altra donna, tanto per citarne due. Il suo periodo “europeo” ha vette altissime come Match Point e Midnight in Paris. Ma meglio esclamare subito “Costantinopoli” e uscire dall’incanto della lista, la malattia incurabile del cinefilo.
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Woody Allen si sta dedicando di più alla scrittura, la sua vera passione, non ha mai particolarmente amato la vita del set, ci si è costretto perché è stato lo strumento che ha reso profittabili, senza mai esagerare, le sue storie. Negli ultimi anni ci ha regalato un’autobiografia, un romanzo e una pièce teatrale. E anche un paio di film, uno, girato in francese, assai bello. Chissà, forse l’ultimo, forse no.
Ci ha dato tanta felicità Mr. Allen. E sì, ha fatto cose che nella moderna società non sono facilmente accettabili, ma è anche vero che dopo oltre trent’anni di vita insieme si può tranquillamente affermare che quello tra lui e Soon-Yi sia stato, ed è, vero amore.
Chi volesse ricambiare tutta la bellezza che Woody ci ha servito nella sua carriera, può fargli il dono più gradito. Riaffermare, senza timore di sembrare non in linea con il politicamente corretto imperante, che compie 90 anni uno dei più grandi artisti della storia del cinema. Sarà come chiedergli scusa. Siete ancora in tempo.


