Netflix ha avviato trattative esclusive con Warner Bros. Discovery per acquisire lo studio cinematografico e televisivo dell’azienda, nonché il servizio di streaming HBO Max. La notizie è confermata dalla rivista Variety
Le offerte sul tavolo erano tre.
Quella della società di Los Gatos è stata presentata interamente in contanti, fatta pervenire dopo che Paramount-Skydance, la conglomerata di proprietà di David Ellison aveva iniziato la trattativa con una proposta intorno ai 27 dollari per azione. In terza battuta è arrivata Comcast, terzo contendente che ha contribuito a rendere l’asta ancora più avvincente e cruenta.
Già, cruenta, perché proprio nella giornata di ieri, giovedì 4 dicembre, proprio Paramount ha pubblicamente accusato Netflix di operare in maniera scorretta, affermando di “avere basi credibili per ritenere che il processo di vendita sia stato viziato da conflitti di gestione, inclusi i potenziali interessi personali di alcuni membri della dirigenza in ruoli e compensi post-transazione”.
Paramount aveva presentato lunedì una nuova offerta
Spalleggiata da tre fondi d’investimento sovrani mediorientali. Non una cosa da poco, ma da una parte l’offerta completamente in contanti, che certamente ha ingolosito gli azionisti più di qualunque altra, e dall’altra l’immenso potere che acquisirebbe la compagnia una volta completata l’acquisizione, devono avere fatto la differenza.
Se Netflix e Warner Bros. Discovery raggiungessero un accordo, ciò segnerebbe una trasformazione epocale nel panorama cinematografico e televisivo. Netflix è ad oggi l’azienda più potente di Hollywood, per liquidità e potere d’acquisto. L’acquisto di Warner aumenterebbe questo potere a dismisura, visto il catalogo che andrebbe ad acquisire e le relative proprietà intellettuali, da Harry Potter ai supereroi DC, fino a tutte le serie di altissima qualità di HBO.
Una potenziale acquisizione dovrebbe anche affrontare il controllo antitrust. Sempre nella giornata di giovedì 4 dicembre, è stata consegnata una lettera aperta al Congresso, firmata da un cartello di professionisti di alto livello dell’industria dell’intrattenimento, perorando una decisione negativa nei confronti dell’affare.
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La tesi sostenuta nella missiva è che la piattaforma streaming guidata da Ted Sarandos “metterebbe effettivamente un cappio intorno al mercato cinematografico” riducendo la produzione per le sale cinematografiche e abbassando i diritti di licenza per gli sfruttamenti post sala. La dichiarazione è stata firmata in forma anonima, con la spiegazione che ciò è stato fatto “non per codardia”, ma per paura di ritorsioni, dato il notevole potere di Netflix sul mercato.
La politica dell’amministrazione Trump è però quella di favorire questo tipo di operazioni, per destabilizzare il mercato con una deregulation e contemporaneamente avere crediti da riscuotere quando necessario. E vista la guerra permanente di Hollywood nei confronti del POTUS, avere dalla propria parte il player più potente sarebbe certamente un vantaggio.
Quali potrebbero essere gli scenari successivi a Warner-Netflix?
Difficile a dirsi a questo punto. L’unica azienda in grado di contrastare una simile egemonia potrebbe essere Apple, e viste le affinità tecnologiche (David Ellison è il figlio del fondatore di Oracle, una delle società high-tech più ricche del mondo) un’alleanza tra le due potrebbe essere strategica, ma anche assai poco probabile. Di ciò che era Hollywood una volta resta ben poco, con 20th Century Fox parte di Disney ormai da sei anni, MGM acquisita da Amazon e adesso Warner da Netflix.
Quest’operazione è certamente un pericolo per le sale, ma anche per tutti gli altri servizi streaming, perché non è peregrina l’ipotesi che, prima o poi, HBO Max venga chiusa per far confluire tutto il suo catalogo su Netflix, creando un’offerta unica al mondo, arricchita oltretutto proprio dai film delle major e delle produzioni concorrenti, a cui i soldi dello sfruttamento post sala serviranno, ma saranno anche molti meno, perché a fare il prezzo è il mercato, e il mercato lo decide il più forte.
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La cosa che avverrà, inevitabilmente, sarà la creazione di un altro polo mainstream, unica maniera per contrastare il colosso. Composto da chi lo decideranno il mercato e le convenienze, l’unica cosa certa è che il capofila sarà quello che può mettere sul tavolo il pacchetto migliore composto da contenuti e portafoglio. Anche un secondo cartello degli indipendenti non è da escludere, per proporre un’offerta alternativa a quel pubblico dal palato un po’ più fino.
E la sala?
Certamente ci saranno delle ripercussioni, meno titoli Warner avranno una distribuzione tradizionale rispetto a quanto accade oggi, magari non sarà una politica che verrà intrapresa immediatamente, ma nel medio periodo accadrà progressivamente. Di contro, se c’è una cosa che il cinema ci ha insegnato nei suoi 130 anni di vita, è che quei luoghi di aggregazione ne hanno passate di cotte e di crude, ma alla fine ci si è ritrovati sempre lì, tutti insieme. E, a mio modesto parere, succederà anche questa volta.


