Lilian è una psicanalista americana trapiantata a Parigi. Ha un ex marito rimasto amico, un figlio con cui ha un difficile rapporto da quando l’ha fatta diventare nonna, conduce una vita privata, solitaria, dedicata solo al lavoro. Un giorno la sua routine viene sconvolta dal suicidio di una paziente, Paula. Recatasi alla sua veglia funebre su richiesta della figlia della defunta, scopre di essere invisa al di lei marito. Sorpresa da tanto astio nei suoi confronti, Lilian, con l’aiuto dell’ex Gabriel, inizia a indagare per scoprire cosa avesse spinto Paula al gesto estremo e se le apparenze non avessero tratto tutti in inganno. E in effetti, è così. Ma non come lei pensa.
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Vita privata, nuovo film di Rebecca Zlotowksi, regista e anche sceneggiatrice francese (ha firmato anche la versione 2024 di Emmanuelle, diretta da Audrey Diwan, film troppo facilmente massacrato) è una commedia drammatica a tinte giallo-rosa non facile, proprio per tutte le molte cose che ci si volevano infondere.
Eppure, sebbene con qualche caduta di ritmo e qualche incongruenza, il film fa quello che deve, soprattutto racconta la storia che il titolo stesso ci offre. Vita privata, quella di ognuno di noi, che può essere intuita se vista dal di fuori, ma anche completamente travisata, soprattutto da parte di chi è in cerca di una sua vita, altrettanto riservata, ma difficile da mettere insieme.
Zlotowski scrive un racconto che cammina continuamente su un doppio binario
Quello della realtà e quello dell’immaginazione, indotta dal vuoto di un’esistenza volutamente svuotata come quella di Lilian, donna che negli anni ha creato un’immagine di sé a cui forse non crede più neanche lei, ma necessaria invece per la sua vita pubblica. Questa dicotomia si dipana per tutto il film, fino alle risoluzioni finali, dell’indagine poliziesca e di quella emotiva, tracimando volutamente da ogni lato per creare un effetto di consapevole confusione.
C’è forse troppa carne al fuoco, e talvolta i repentini cambi di tono, soprattutto nelle parti in cui subentra il pragmatismo rappresentato da Gabriel, interpretato da un divertito Daniel Auteuil, spalla perfetta di una come sempre magnifica Jodie Foster, che recita in un francese impeccabile (spiace doverlo vedere doppiato) e soprattutto ha dei momenti in cui persino lei si lascia andare, ricordandoci che sa essere anche un’attrice di commedia dai tempi perfetti.
Un contorno di prim’ordine
Completano il cast Mathieu Amalric, nei panni dell’enigmatico marito della defunta paziente, l’ormai non più astro nascente, ma solida realtà, del cinema francese Vincent Lacoste, Virginie Efira convitata suicida e una ritrovata Irene Jacob, la cui doppia Veronica ancora è nei cuori dei cinefili più attempati.
Vita privata ha il sapore di un Misterioso suicidio a Parigi, parafrasando Woody Allen, ma anche di un’introspezione nella società contemporanea, che porta sempre più a un isolamento quasi volontario. Le due suggestioni messe insieme creano un oggetto cinematografico a tratti quasi goffo, ma il più delle volte audace e rassicurante al tempo stesso. Un film anche d’altri tempi, fatto di scrittura e interpretazioni, e questo non può che fare piacere.
Vita privata è nelle sale italiane dall’11 dicembre 2025, distribuito da Europictures.


