Ho sempre pensato che il modo migliore per conoscere qualcuno sia un bel bancone di legno con sopra una birra ben spillata, e finora ha sempre funzionato per me. Eppure sono anni che mi rendo conto che per tanti ragazzi e ragazze non è così: Tinder è solo una delle tante app di incontri con cui ci si mette in contatto e per conoscersi meglio e, anziché scambiare due chiacchiere, ci si scambia il profilo Instagram. Insomma, sembra che per decidere se uscire con qualcuno si debba prima valutarne il curriculum. Che è poi quello che succede in Love Hard.
Sui social, si sa, tutti possono migliorarsi un pochino, proprio come si fa con il CV: si evidenzia solo il meglio di sé, si tacciono difetti e piccoli fallimenti, si “vende” in qualche modo una immagine di noi stessi molto migliorata. Ed è quello che fa Josh. Magari calcando un po’ la mano.
Nel frattempo Natalie si guadagna da vivere con una sorta di rubrica stile Sex and the City, ma sgangherata: una sequela di rapporti naufragati, raccontati nella colonna di un quotidiano locale, in modo che i suoi lettori in fondo possano sentirsi migliori, più fortunati, o quantomeno meno soli nelle sfighe. Però lei è stanca di buchi nell’acqua e vorrebbe tanto una storia vera. Così inizia il flirt virtuale con Josh.
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Ma quanta retorica in Love Hard
Nina Dobrev ce la ricordiamo tutti per quella zozzeria in progress che è stato The Vampire Diaries: una serie che parte bene e svacca presto, per dirla diplomaticamente. Tra tutti gli interpreti lei era forse la peggiore, ma se la batteva con Kat Graham. Già da un po’ si è data alle commedie romantiche, con una recitazione più rilassata, che possa mettere in evidenza la sua simpatia, e direi che siamo tutti contenti.
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In questo Love Hard si lancia in una retorica sin troppo facile, poiché lei arriva all’improvviso a casa di Josh a Natale e scopre che è brutto. Che vive ancora con i suoi ed è uno sfigato. Natalie si arrabbia perché Josh le ha mentito, ma inizia ben presto a fare lo stesso con il belloccio del paese. Il patto è fingere di essere davvero la ragazza di Josh per non deludere i genitori di lui e per farlo apparire migliore del competitivo fratello, almeno per una volta.
E indovina un po’? Natalie, che oltre a essere molto carina ha anche un cuore d’oro, in fondo, si rende conto che tutti bullizzano il goffo Josh, ma che lui alla fine non è così male. Era solo l’interfaccia a essere diversa, ma “dentro tutto Sony”, come si direbbe in Zohan. E che l’ipocrisia appartiene anche a lei, inutile negarlo.
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Ma perché questo strano titolo?
Love Hard, che va letto in questo ordine, perché invertito è un film del 1975 detto anche “Le pornoadolescenti”, è una crasi. Una cosa un po’ scema, in effetti. Perché il film di natale preferito di Josh è Love Actually, mentre quello di Nathalie è Die Hard. Con il conseguente, annoso, scambio di dialoghi per cui Die Hard non sarebbe un vero film di Natale.
Diventa Love Hard. Ma alla fine, nonostante tutto, non è così difficile farselo piacere. E comunque Love Actually è più bello di Die Hard. Davvero.


