Chissà se aveva intenzione di dirigere altri film, Rob Reiner. Uno lo dobbiamo ancora vedere, il finalissimo dell’epopea degli Spinal Tap, la finta-vera rock band protagonista del suo esordio dietro la macchina da presa, un film diventato leggenda negli anni e che ha accompagnato Reiner per tutta la vita. Quella che qualcuno gli ha tolto a coltellate, a lui come a sua moglie, il 14 dicembre del 2025. Aveva 78 anni, chi sia stato non si sa, quando e se le indagini troveranno un colpevole, allora sarà una notizia di cronaca. Qui parliamo di cinema e di arte.
Rob Reiner era un artista
Figlio d’arte, suo padre Carl è stato un grande comedian e anche lui un buon regista (recuperate Il mistero del cadavere scomparso, gustosissimo, ma anche Lo straccione e Bentornato Dio!), ha seguito le orme paterne andando assai oltre. Attore, produttore, sceneggiatore, regista, non ha mai smesso di fare nessuna di queste cose, e gli venivano tutte benissimo. Merito della gavetta fatta con i migliori, papà prima di tutto, e poi il suo secondo genitore, quello professionale, Norman Lear, di cui potete leggere vita e opere nell’articolo qui sotto.
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Gli anni sul set della sit-com All in the Family sono stati fondamentali per lui, per conoscere l’industria, imparare una delle cose che in carriera gli sarebbe poi riuscita meglio, ovvero la commistione dei generi e la gestione del delicato equilibrio all’interno di un racconto cinematografico. E parlando di generi, li ha attraversati tutti, e sempre realizzando film di eccellente fattura.
Nello stesso anno di The Breakfast Club, il 1985, Reiner tira fuori una commedia picaresca on the road con protagonisti uno spostato che attraversa l’intera nazione in macchina per farsi una scopata e una Ivy League girl perfettina che impara a bere una lattina di birra tutta d’un sorso e a ruttare fragorosamente. Sacco a pelo a tre piazze, fantasioso titolo italiano di The Sure Thing, un gioiello del genere, con un grandissimo John Cusack.
Molto prima degli assai sopravvalutati Mike Flanagan e Andy Muschietti, è stato il vero regista perfetto per Stephen King, cogliendone le più diverse sfumature, dal coming of age in Stand by Me, al thriller (quasi horror) psicologico di Misery non deve morire. Film, quest’ultimo, che non avrebbe dovuto neanche dirigere, solo produrre, ma lo fece lui perché nessuno voleva girare “quella” famigerata scena, che oltretutto riscrisse rispetto al romanzo e alla sceneggiatura, migliorandola.
Misery segnò la seconda collaborazione con William Golding
Sceneggiatore due volte premio Oscar. La prima fu La storia fantastica, ovvero The Princess Bride, tratto dal romanzo dello stesso Golding e che, a suo dire, diventò un film di culto grazie soprattutto alla maestria di Reiner nel gestire il tono e i generi, tanti, mischiati al suo interno. Fantasy, commedia romantica, cappa e spada, slapstick, melodramma: c’era di tutto, e niente era fuori posto. Neanche il grande Vizzini sarebbe stato capace di tale alchimia.
A proposito di sceneggiatori: ha lavorato due volte con Aaron Sorkin, per il legal thriller militaresco Codice d’onore e la commedia romantica assai politica Il Presidente – Una storia d’amore. E naturalmente Nora Ephron, su cui è utile soffermarsi. Perché Harry ti presento Sally, senza Rob Reiner, non sarebbe mai stato il film che è. Certo, dobbiamo ringraziare Richard Dreyfuss, compagno di liceo di Reiner, che ha rifiutato il ruolo che è poi andato a Billy Crystal. Meg Ryan che simula un orgasmo come nessun’altra al mondo. Ma il cinema insegna che anche la migliore sceneggiatura, se in mano a un mediocre regista, diventa un brutto film.
L’esempio più calzante ce lo ha dato negli anni proprio la signora Ephron, dato che Insonnia d’amore, C’è Post@ per te e buona parte dei film diretti da lei stessa sono ampiamente dimenticabili. Se Harry e Sally sono nei nostri cuori lo dobbiamo a Rob Reiner, che si intendeva assai anche di attori. È stato cresciuto da un attore. È stato sposato con una grande attrice, Penny Marshall, anche ottima regista. È stato attore lui stesso. Tutti lo ricordano come padre di Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street. A me piace invece condividere un ruolo magari secondario, ma che gli calzava a pennello, quello di Bob Day, papà di Jess, nella sit-com New Girl. La serie è un gioiello, le poche puntate in cui appare sono magnifiche.
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Si è potuto permettere di fare quello che voleva, Rob Reiner, nella sua lunga carriera, soprattutto come regista. Non ha avuto successi per molti anni, ma ha sempre fatto bei film. Alex & Grace è una commedia romantica deliziosa, Vizio di famiglia un dramedy familiare con un cast affiatatissimo. Anche il biopic su Lyndon Johnson, LBJ, con un ottimo Woody Harrelson, merita una visione.
Ci resta tanto di Rob Reiner, e sono tutti film che si rivedono sempre con enorme piacere. Soprattutto mancherà, nel suo paese, la voce libera e democratica che ha sempre detto le cose con chiarezza e senza sotterfugi. Quella vecchia guardia che sa cosa vuol dire parlare chiaro al potere, perché è consapevole della forza della democrazia, se ne sta andando. Sarebbe stato un bene averlo tra noi ancora per un po’, ma anche le tragedie e la violenza fanno, purtroppo, parte della vita. Come nei film.


