Dieci anni sono passati da quando il Dr. Hannibal Lecter è fuggito. Ora è latitante in Italia e si gode la libertà, i profumi e i sapori di un mondo senza sbarre. L’agente speciale Clarice Starling, che lo intervistò nel manicomio criminale per aiutarla a catturare un pericoloso serial killer, non ha mai dimenticato il suo incontro con lui. E lo stesso vale per Mason Verger, sesta vittima di Hannibal, sopravvissuto, ma orribilmente sfigurato. Unico erede di una ricca famiglia, Verger non bada a spese pur di ottenere la sua vendetta. Per attrarre Lecter allo scoperto usa un’esca irresistibile: la stessa Clarice.
Evoluzione. Questa è la parola chiave di Hannibal
L’evoluzione ha portato la razza umana ad essere dominante sul nostro pianeta. Alcuni esseri umani hanno sublimato il processo evolutivo, ponendosi al di sopra di qualunque morale e sviluppando un’innata capacità di controllo e manipolazione sul prossimo. Evoluzione. Quella di un personaggio, Hannibal Lecter.
Manhunter – Frammenti di un omicidio ad Hannibal, passando per Il silenzio degli innocenti. La freddezza visiva di Michael Mann creò un personaggio crudele e calcolatore, camaleonticamente nascosto nel bianco della sua cella. Il barocchismo di Demme lo trasforma in un raffinato intellettuale e sublime gourmet, attento indagatore dell’animo umano. Lo stile patinato e visionario di Ridley Scott ne hanno svelato l’essenza più animalesca, da predatore braccato pronto a rispondere colpo su colpo.
Evoluzione. Quella di un regista. Ridley Scott, nato con la pubblicità, con al suo attivo una serie di film entrati nell’immaginario collettivo (Blade Runner, Alien, I duellanti). Da Soldato Jane in poi l’attenzione di Scott si è spostata su di una vena molto più carnale, già espressa a sprazzi nel passato, ma portata all’estremo prima ne Il gladiatore e ora proprio in Hannibal.
Uniamo tutti questi processi e analizziamo il risultato finale. Immagini curate, grande gusto per l’inquadratura, Anthony Hopkins in grande forma, Julianne Moore che, nonostante la pesante eredità che le è stata lasciata da Jodie Foster, tiene botta con bello stile. Attorno a loro, un cast ben in parte che arricchisce il film in ogni sua parte.
Eppure c’è qualcosa che non quadra
Ed è proprio il confluire di questi processi evolutivi che rende Hannibal in qualche modo orfano di tutto quello che c’era prima, facendolo non essere diverso, come giustamente doveva essere, ma incompleto, troppo facilmente risolto in ogni sua parte, slegato nei vari segmenti spazio temporali e soprattutto privo di quel fascino del Male che viene amplificato dal non visto e dal sottinteso e non da effetti ‘gore’ che nulla aggiungono alla costruzione del personaggio.
Evoluzione. Mancano ancora dei processi.


