POMERIGGI DI SOLITUDINE

Siete di quelli “la corrida, che orrore”? Premettendo che avete ragione, girate alla larga. Perché vi sentirete in faccia sangue di toro per due ore. Letteralmente. E per questo dovreste vedere quello che è forse davvero il film più bello dell’anno. E non lo dico io, lo diconoi Cahiers du Cinema, quelli ci capiscono sul serio, mica sono dei pirla come me.
Albert Serra segue una stella della plaza de toro, tra camere d’albergo e rumorosi van colmi di ipocriti discepoli. Ma il torero è come il portiere di Handke: solitario. E pronto all’olocausto. Un film che poteva anche non esistere, per sopravvenuta indisponibilità a tempo indeterminato del protagonista principale, e non parlo del toro. Ma l’arte non dipende dall’artista, dipende dalla vita. E soprattutto dalla morte. Un’opera primordiale, una grande metafora della modernità, tra capitalismo e TikTok. E che c’entrano con un toro che viene massacrato? C’entrano, c’entrano.


