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Drag Me to Hell

Alessandro De SimoneBy Alessandro De Simone11 September 2009Updated:28 January 2026No Comments3 Mins Read

A me piacerebbe tanto vederne di più di film di genere ai grandi festival internazionali, quindi la presenza di Drag Me to Hell, ultima fatica di Sam Raimi tornato all’horror che tante soddisfazioni gli ha dato dal primo fortunatissimo La casa, fuori concorso al Festival di Cannes, non può ovviamente che fare piacere.

Christine Brown è una giovane impiegata di banca, addetta ai mutui, ragazza di campagna che non riesce a farsi valere sul lavoro e nella vita a causa di una difficile situazione familiare che la blocca quando è il momento di prendere le decisioni importanti. Per riuscire a ottenere l’ambito posto di vice-direttore, si accollerà la responsabilità di rifiutare una proroga sul pagamento della rata a una originale vecchina, la terribile signora Ganush, una strega che le getterà addosso una maledizione che la porterà letteralmente all’Inferno entro tre giorni.

Sam Raimi non ha perso il tocco

Regalandoci un film divertente e piacevolmente sopra le righe sin dalle prime battute, dopo un prologo ad alta tensione che ci presenta questo simpatico demone con cui avrà a che fare la bella Alison Lohman, bella, brava e coraggiosa, vista anche la fisicità di un ruolo nel quale eravamo abituati a vedere il buon vecchio Bruce Cambell.

Drag Me to Hell prende infatti molto dalla trilogia di Evil Dead, alla quale strizza spesso l’occhio anche con evidenti auto-citazioni assai sfiziose, così come non trascura anche altri titoli eccellenti del cinema che fa paura, dai classici degli anni Cinquanta a L’esorcista.

Ma la grande forza di questo che sarebbe potuto essere solo un film di passaggio, fatto per lanciare la compagnia di produzione che Raimi ha creato proprio per la produzione di pellicole di genere a costi contenuti, sta nel fatto che il regista di The Gift riesce a creare un equilibrio perfetto tra risata e spavento, utilizzando nel secondo caso tutte le tecniche classiche per far saltare lo spettatore dalla poltrona, con un sapiente uso del montaggio, dei movimenti di macchina e, ovviamente, della colonna sonora equamente divisa tra commento musicale ed effetti sonori.

D’altro canto, delizia lo spettatore con battute fulminanti, grande ironia e disgustose situazioni ricche di umori di ogni genere che non possono non far ridere.

Una bella sorpresa, quindi, Drag Me to Hell

Che non ci porta affatto agli Inferi, tutt’altro, il nostro geniale Caronte Raimi fa del suo meglio per portarci invece al cinema realizzando un film davvero d’altri tempi, intrattenimento puro fatto con un canovaccio e tanta professionalità.

Ottimi gli effetti speciali, anche quelli d’annata ma che almeno personalmente apprezzo ancora di più rispetto a uno smodato usa del digitale, eccellente la regia che si concede anche delle digressioni hitchcockiane e delle raffinatezze care a Raimi, come un paio di eleganti dissolvenze incrociate che già abbiamo potuto apprezzare in suoi precedenti capolavori come Darkman e il primo Spider-man.

SPIDER-MAN, LA RECENSIONE DEL FILM DIRETTO DA SAM RAIMI

Molto buone le interpretazioni con la Lohman e un simpatico Justin Long che si prestano con entusiasmo a essere governati dalle forze oscure mentre attorno a loro trovano uno stuolo di fantastici caratteri e caratteristi che, come ai vecchi tempi, fanno letteralmente il film.

Speriamo davvero che questo per Raimi non sia semplicemente un detour dai suoi blockbuster, ma che segni l’inizio di un ritorno a un suo cinema più personale, dato che ha già dimostrato di essere un autore capace di grandi film.

Spider-man piace a tutti, ma non vorremmo che diventassero soldi sporchi.

Alison Lohman David Peymer Justin Long Sam Raimi
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Alessandro De Simone
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Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nato nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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