La protagonista di Prima o poi mi sposo è Mary, una famosa organizzatrice di matrimoni di San Francisco. Vive nel paradosso di essere considerata la regina del romanticismo, mentre la sua vita ne è del tutto priva. Suo padre vuole trovarle un marito, ma lei vuol fare a modo suo. Un giorno Steve la salva da un incidente stradale e Mary è convinta di aver trovato l’amore. Finché non scopre che Steve è lo sposo del matrimonio che sta organizzando e che rappresenta l’occasione più importante della sua carriera.
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Cercando di rinverdire i fasti della commedia musicale – romantica hollywoodiana, Adam Shankman porta sullo schermo una Jennifer Lopez insolita. Alle prese con il suo primo ruolo comico, la bella latina cresciuta nel Bronx supera perfettamente la prova, entrando brillantemente e con molta autoironia nei panni di Maria Fiore, la meticolosa e freddamente competente organizzatrice di matrimoni.
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E come in tutte le commedie sentimentali, non poteva mancare l’intoppo, un intreccio che non permette a due novelli innamorati di stare insieme. Inizialmente spassoso, il film diventa, poco alla volta, una superficiale riflessione sull’amore e sull’uomo giusto da sposare, perdendo ritmo e mordente. La sfilata di giovani attori belli e simpatici sembra essere l’unico punto di forza dell’intera pellicola che pure ha dei momenti davvero esilaranti.
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Prima o poi mi sposo – invece il ritmo chissà quando lo riprendo
Peccato per le scene rubacchiate, come quella di una litigata al passo di tango (già vista in Ballroom) e una imbarazzante scena di castrazione di statua (ricalcata su una dei Goonies), oltre ad altre scopiazzature qua e là, come lo strisciare carponi per nascondersi dall’ex fidanzato (e la Lopez ci prova a imitare la Meg Ryan di French Kiss ed è anche brava, ma di strada da fare ce n’è ancora…).
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L’amore, la famiglia e il matrimonio sembrano essere l’unico obiettivo per una donna, anche se affermata professionalmente: naturalmente la carriera è facilmente calpestabile al primo batticuore.
Veramente fastidiosa è poi la raffigurazione che si dà degli italiani, con i soliti luoghi comuni superati da tempo, ma che, chissà perché, ci fanno sembrare tanto esotici agli occhi degli americani.


