L’uomo che amava le donne, citando Truffaut è così che potremmo definire il regista di Ella McKay James L. Brooks, uno che nella sua carriera può vantarsi di essere il creatore di Mary Tyler Moore (l’attrice e lo show), il regista, produttore e sceneggiatore di Voglia di tenerezza (potete cominciare a piangere anche solo al pensiero, non è un problema) e anche il produttore de I Simpson. Però io so aprire i barattoli di sottaceti al primo colpo.
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Quindici anni dopo il suo ultimo film, il non proprio fortunatissimo Come lo sai, decide di tornare dietro la macchina da presa. E non è che stavolta gli sia andata molto meglio, perché Ella McKay, dopo un’uscita nordamericana da appena 4 milioni di dollari d’incasso, è stato spedito in Italia direttamente su Disney+.
Ma non importa, perché si tratta di una commedia gradevolissima, sicuramente d’altri tempi, e proprio per questo scritta come pochi sanno fare oggi, e interpretata magistralmente, a partire dalla brava, e con una bella carriera davanti, Emma Mackey, che dopo Sex Education ha cercato di far dimenticare in fretta di avere lavorato con Netflix interpretando un personaggio facile come Emily Dickinson.
Qui è una giovanissima vice-governatrice
Catapultata a ricoprire la carica maggiore perché il regolarmente eletto viene chiamato a Washington. Ma gestire uno stato della federazione può essere facile, rispetto a mettere insieme i pezzi della propria famiglia e della propria vita. Jamie Lee Curtis (ma c’è qualcosa che non fa ultimamente?) e Woody Harrelson sono i grandi di contorno, con l’aggiunta di Albert Brooks. Film che sa molto di autobiografico per l’altro Brooks, James, perché, come il fratello di Ella, è stato cresciuto da una sorella maggiore, in una situazione in cui i genitori erano praticamente assenti.

Oltre a ciò, Ella McKay è un film che, in questo momento, sfiora la sovversione. L’approccio che ha alla politica la protagonista è quanto di più lontano da quello contemporaneo; non a caso il film è ambientato nel 2008, all’indomani della grande crisi finanziaria-immobiliare.
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Ella critica quei politicanti che pensano a come racimolare soldi per le loro campagne elettorali, a farsi rieleggere prima ancora di mantenere le promesse per cui sono stati votati. Si preoccupa degli indigenti, delle famiglie con bambini, delle madri lavoratrici. Praticamente una comunista. Ma anche una donna umana, che sa amare, soffrire e sbagliare. È un bel film, Ella McKay, che chi si droga di TikTok dovrebbe avere la pazienza di guardare e ascoltare, anche per imparare qualcosa sui tempi della commedia, che non fa mai male.
Ella McKay è l’ultima della stirpe di James Brooks
Quella delle donne affrescate da quel grande artista che è James L. Brooks. A partire da Mary Tyler Moore, il personaggio della sua prima sit-com, donna indipendente calata in una redazione televisiva tutta al maschile, e naturalmente maschilista, negli Stati Uniti di inizio anni Settanta. Più di molti altri, forse anche più di molte colleghe donne, Brooks ha combattuto, da antesignano, per il gender gap lavorativo e per la parità di trattamento economico.
Ha raccontato le sue eroine nella vita di tutti i giorni, come Rhoda, l’amica del cuore di Mary, trasferitasi nella New York della metà degli anni Settanta, non proprio il posto più tranquillo del mondo, in cerca di un nuovo inizio. O Phillys, la borghese WASP che si ritrova vedova e deve affrontare la vita da sola, senza qualcuno che si occupi di lei. E ce la fanno, entrambe.
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Uno dei personaggi femminili più belli della storia del cinema, una donna incredibile, che in Voglia di tenerezza, nel pieno della sua mezza età, fa innamorare un astronauta, che è incidentalmente anche Jack Nicholson, e deve guardare sua figlia andare via per sempre, tenendo in piedi tutta la baracca con una forza inusitata. Che film, e che Shirley MacLane.
Oscar, naturalmente, come Helen Hunt in Qualcosa è cambiato, e come avrebbe meritato Holly Hunter per Dentro la notizia, perché come scrive le parti femminili James Brooks ce ne sono pochi. Forse ci riusciva George Cukor. Sicuramente Elaine May, ma non conta, lei aveva un’informatrice dall’interno.
Anche in Marge e Lisa Simspon c’è il suo zampino (e pure in Maggie, va!).
Ella McKay resterà probabilmente l’ultima delle donne-eroine Brooks. E ci mancheranno tantissimo. Perché ci hanno insegnato a vivere. Soprattutto a noi, stupidi e inutili maschi.


