Il progresso dell’umanità è passato attraverso mille scoperte, invenzioni, intuizioni e riflessioni, ma probabilmente l’unico che ha detto qualcosa di sensato sul benessere dell’uomo, e naturalmente della donna, è stato quel gran pensatore di Epicuro.
“Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per essere felici”.
Parole sante, e la felicità, intesa come bene superiore, è il piacere, che può essere diviso tra piacere statico e cinetico, quest’ultimo riconducibile alla soddisfazione dei sensi.
Questo filosofico preambolo è necessario per capire al meglio l’essenza di Hysteria
Opera terza della regista americana Tanya Wexler, racconto apparentemente femminista della creazione del vibratore, oggi strumento di piacere, ma nato come presidio medico per curare l’isteria, o presunta tale, nelle signore che non riuscivano a tenere a freno i loro nervi.
Una storia complessa e dalle implicazioni sociali, storiche e morali di spessore notevole che la Wexler preferisce invece raccontare sotto forma di commedia in costume, in cui il giovane e piacente dottor Greenville diventa un giovane di bottega di successo nello studio del luminare dottor Dalrymple, esperto masturbatore di donne a scopo terapeutico.
Il vibratore nasce da un doloroso tunnel carpale
Uno strumento necessario per il giovane professionista per evitare che gli affari languano, e anche per dargli il tempo di decidere quale delle due figlie del capo impalmare. Ovviamente sceglierà quella fiera e femminista, salvando così le apparenze di un film che di progressista ha ben poco e che preferisce puntare su un umorismo dalla sessualità neanche troppo raffinata.
Hysteria è una commedia piuttosto innocua, ben interpretata e girata con il giusto ritmo, strappa risate, ma lascia un dubbio negli spettatori più esigenti, o meno superficiali: siamo sicuri che il vibratore sia stato inventato per fare del bene alle donne e non per far sperare ai maschietti di poter avere davanti delle signore molto più docili e arrendevoli?
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Ai posteri, ovvero noi, l’ardua sentenza. Quindi, meglio tacere.


