Francamente non riesco a immaginare cosa dovrà fare Steven Spielberg in futuro per non essere considerato uno dei più importanti cineasti della storia del cinema. Così come non riesco a immaginare cosa dovrà succedere per capire, una volta per tutte, che non esiste un eccesso di buonismo nel suo cinema, sempre rivolto, invece, all’analisi dell’eterna lotta interiore dell’essere umano tra il suo lato positivo e la sua anima oscura. La guerra dei mondi è l’occasione giusta per fare un’analisi ampia e attenta del suo universo.
Sotto ogni punto di vista, perché questo ambizioso e meravigliosamente riuscito remake del film di Haskin e Pal, ma soprattutto adattamento del romanzo di H.G. Wells, rappresenta un vero e proprio compendio dello Spielberg Pensiero.
La famiglia da ricomporre è uno dei suoi temi maggiormente ricorrenti. Da Sugarland Express in poi è spesso il motore stesso della narrazione. Sarà così in Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. e Hook, tanto per parlare dei classici, fino ai recentissimi Minority Report e Prova a prendermi. Tutto quanto avviene in questi film serve a riunire un nucleo familiare, di qualunque genere, ricomporlo e ricreare così un luogo sicuro.
Prova a prendermi – LEGGI LA RECENSIONE
La guerra dei mondi parte da qui, da una famiglia divisa e apparentemente senza speranza. Da questa base si sviluppa un film tra i più cupi e disperati della sua filmografia, nonché quello politicamente più sovversivo, un impegno che il regista ha recuperato dopo molti anni con Minority Report e che è esploso con Prova a prendermi e The Terminal. Basta nascondersi, sembra dirci a gran voce, sta succedendo qualcosa intorno a noi e dobbiamo fare qualcosa per fermarlo. La critica durissima nei confronti della politica americana di questi anni, sia interna che estera, è chiara, lampante e ancor più potente perché sviluppata da uno degli uomini più influenti di Hollywood.
Minority Report – LEGGI LA RECENSIONE
O meglio, dai due uomini più potenti della Mecca del Cinema, anche se Tom Cruise, protagonista e co-produttore, per la prima volta è solo un attore al servizio del film. Non è il bello per eccellenza, né l’ex marito di Nicole, o l’uomo che ha chiesto in moglie Kate sotto la Tour Eiffel: è solo un attore diretto da un grande regista. Non prevarica la pellicola, ma si fa latore del messaggio, interpretando un padre degenere ed egoista che cresce insieme ai suoi figli, le cui gesta eroiche servono solo a mantenere in vita la sua famiglia, arrivando fino alle estreme conseguenze se necessario.

Un esempio di un’umanità gretta, indegna del luogo che il nemico dallo spazio ha deciso di conquistare, una razza che nel corso dei secoli si è macchiata di massacri atroci e senza senso. Chiarissimi i rimandi a Schindler’s List, con i brandelli degli abiti e la cenere degli umani vaporizzati soffiata via dal vento della distruzione, proprio come ciò che restava dei corpi bruciati del popolo ebraico nei campi di concentramento. Eppure questo sterminio senza senso non è immotivato agli occhi di chi ci ha osservati per millenni e che ci vede come un pericolo.
Gli alieni de La guerra dei mondi sono ben diversi dai celestiali esseri di luce di Incontri ravvicinati del terzo tipo, per non parlare di E.T., ma non bisogna certo fermarsi alle apparenze. Quello che importa è la conclusione a cui sono arrivati: non più melodie comunicative e telefoni intergalattici, ma solo l’olocausto per eliminare una forma di vita sin troppo intelligente e crudele.
Il cinema di Spielberg è tutt’altro che rassicurante, film dopo film.
Il messaggio è sempre lo stesso, chiarissimo, e non viene mitigato dall’apparente lieto fine hollywoodiano, che è sempre apparente e tutt’altro che lieto: siamo immersi nell’oscurità. Quella delle nostre anime assetate di vendetta, di giustizia che giustizia non è, accecate quando si dovrebbero spalancare gli occhi per guardare tutto quello che sta succedendo. L’umanità di Spielberg era già sparita in A.I., opera meravigliosamente profetica, anche questa camuffata da favola con un finale smielato. Ma cosa c’è di rassicurante quando resta solo una macchina come memoria del genere umano? O in tre mutanti segregati per permettere di impedire all’uomo il libero arbitrio?
A.I. Intelligenza Artificiale – LEGGI LA RECENSIONE
La guerra dei mondi è in realtà la guerra nel mondo, il nostro, in cui gli eroi non esistono, ma ci sono persone che cercano di salvaguardare dei valori il cui significato è stato distorto, a uso e consumo di un movimento moralizzatore che si sta ripercuotendo su tutto quello che ci circonda.
Un messaggio difficile da trasmettere, forse anche presuntuoso, ma vero, e portato sullo schermo con una maestria e una tecnica impressionante. Gli effetti speciali nei film di Spielberg non fanno neanche più notizia, al contrario lascia sbalorditi la lucidità dello stile, l’incredibile classicismo di una pellicola che proprio grazie a questo meraviglioso contrasto tra modernità e tradizione procede per le sue quasi due ore con un equilibrio straordinario. E preghiamo di non soffermarsi su quelle che sono delle normalissime licenze poetiche, perché se è possibile sospendere la credulità per un’invasione aliena, possiamo anche credere che l’automobile dei protagonisti possa sopravvivere alla furia distruttrice.
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Ci accorgiamo alla fine de La guerra dei mondi di aver visto un film di genere, o meglio, forse d’averlo rivisto, perché ciò che assomiglia di più al finale di questa grandissima opera è un film di un autore per cui Spielberg ha un rispetto profondissimo.
Il suo nome era John Ford.
E faceva western.


