25 giugno 2009. Una giornata complessa, ricca di avvenimenti. La giornata in cui si è spento Michael Jackson, il Re del Pop. E oggi, dopo che è sorto il sole, non si colma il vuoto nel cuore dei fan…
La giornata di ieri è iniziata con l’annuncio che i film nominati all’Oscar come Miglior Film passeranno da cinque a dieci (e questo editoriale avrebbe dovuto parlare proprio di questo), ma sul finire del pomeriggio è stata rattristata dalla morte di Farrah Fawcett. Infine l’inaspettabile: Michael Jackson è morto a soli cinquanta anni.
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Senza alcuno sforzo, ricordo chiaramente la prima volta che vidi un suo video alla televisione. Avevo dodici anni la prima volta che fui rapita dai movimenti di Michael Jackson. Il video lo trasmetteva la Rai. Ricordo quello che pensai, ancora acerba anche nel gusto musicale, ma non in quello della visione e dell’estetica. Da quel momento non è mai passato giorno in cui abbia cambiato idea: Michael Joseph Jackson era un enorme, gigantesco artista, capace di trasmettere una carica energetica in grado di illuminare una nazione. E nonostante questo, non avrei mai pensato di sentirmi così triste per la morte di una star. Oggi credo di capire come si sentivano i fan quando è morto Elvis. Il mondo oggi va un po’ meno a tempo.
Non intendo negare le controversie della sua vita, gli scandali (e comunque desidero ricordare che un uomo è innocente fino a prova contraria, anche nella follia del terzo millennio, e la prova contraria non c’è mai stata), le scelte quantomeno eccentriche, lo sperpero parallelo all’impegno umano, le enormi contraddizioni di un uomo che mai è vissuto su un vero piano di realtà. Però Michael Jackson era una mastodontica e maestosa stella, entrato già da giovanissimo nell’apogeo degli indimenticabili, nella storia della musica e dell’arte. Era la più grande star vivente, da tempo equiparato ai più grandi mai vissuti.
La morte di Michael Jackson su Wikipedia
Non state ricordando Michael Jackson, state facendo gossip
Telegiornali, quotidiani, siti internet italiani non fanno che ricordare gli ultimi anni della sua vita, con gli scandali e le stranezze. Addirittura un notiziario della TV di Stato dice che era malato a causa degli innumerevoli interventi di chirurgia plastica (un giornalista avrebbe quantomeno il dovere di informarsi su ciò che è possibile prima di pronunciare simili enormità). Questo perché l’ignoranza di questo Paese si manifesta sempre di più sotto forma di mancanza di memoria storica, ora anche dal punto di vista musicale.
La CNN e Fox News hanno parlato ininterrottamente di questo da ieri alle 2.20 (ora di Los Angeles) e mentre scrivo stanno continuando. Vanno nei quartieri a intervistare la gente (ragazzi si gettano in terra in lacrime, altri supplicano “Dimmi che non è vero”), mandano i video storici, rimpiangono mestamente il fatto che Michael tra soli quindici giorni sarebbe tornato sul palco a Londra; da noi continua la normale programmazione. L’Italia è, ancora una volta, un piccola provincia in cui l’ingnoranza e il gusto del becero gossip hanno la meglio sulla memoria.
Non doveva piacervi per forza (del resto, se non avete mai mosso un passo di danza non potete capire fino in fondo), ma non potete negare quello che è stato e quello che ha dato all’arte. Quando è morto John Lennon non è stato ricordato per aver picchiato la sua prima moglie; quando è morto Elvis non è stato preso in giro per il suo aspetto più recente e pacchiano. Se non capite la grandezza di Michael Jackson non sta a noi spiegarvela. Ma noi fan lo sappiamo.
Noi fan oggi siamo inconsolabili. Chiudete la bocca e abbiate la decenza di farci soffrire.


