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Birdman
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Birdman

Alessandro De SimoneBy Alessandro De Simone5 February 2015Updated:30 July 2023No Comments3 Mins Read

La cosa più interessante del cinema messicano contemporaneo è senza dubbio l’assoluta padronanza del mezzo che i suoi registi hanno. Da Alfonso Cuaron al qui presente Alejandro González Iñárritu, per non parlare di Guillermo Del Toro e persino dell’assai discutibile Carlos Reygadas, la visione totale che hanno della forma cinematografica è qualcosa di certamente non banale.

Sarebbe da analizzare la predilezione che hanno per un oggetto che sembrava ormai dimenticato, il piano sequenza, sostituito dalle meraviglie del montaggio, seconda regia che sempre più spesso salva quella principale nel cinema moderno.

I messicani no, loro non vogliono vincere facile, probabilmente per dimostrare a Hollywood che hanno lo stesso diritto di chiunque altro a lavorare in California. Una rivendicazione politica e sociale, oltre che artistica, che di fatto pone questi cineasti a un livello estremamente più elevato rispetto alla maggioranza di molti loro colleghi ben più coccolati.

LEGGI ANCHE: Gravity: Sovrumani silenzi e profondissima quiete

All’inizio fu Cuaron, con tre scene straordinarie ne I figli degli uomini, aiutate dal digitale ma girate e montate nella loro quasi totalità in macchina. Poi venne Gravity, un piano sequenza totalmente lavorato in post produzione, ma costruito con una precisione chirurgica sin nel minimo dettaglio.

E alla fine venne Birdman

Edificio ben più teatrale, non a caso, in cui la camera accompagna per camerini, corridoi, palco, retropalco e dintorni un cast eccezionale, raccontando grandezze, poche, e miserie, molte dello show business.

La storia di Riggan Thompson, ex star di Hollywod che vestiva i panni di un supereroe, che cerca di riprendere in mano la sua carriera portando in scena un testo di Raymond Carver, è ben più che il delizioso gioco meta-cinematografico preparato da Inarritu. La presenza di Michael Keaton, ex Batman di Burton, è necessaria per la grandezza dell’interprete, come per Edward Norton, l’attore tormentato e falso che, ricordiamolo, ha un terribile Hulk nel curriculum, così come Emma Stone, qui straordinaria, due Spider-man non molto apprezzati.

Il cinema, quello della macchina che scruta

Segue, indaga, spia, si avvolge attorno a loro tre, gli altri sono figure di passaggio. Riggan è l’ossessione e la follia che nasce dal desiderio di riscatto, dalla voglia di dimostrare che c’è molto di più dietro la maschera. Mike la maschera non la toglie mai, la giovane Sam ne vorrebbe una, per somigliare a suo padre e nascondersi dal resto del mondo, mentre detiene il segreto della nuova visione, quella del pubblico invisibile, mentre il papà vuole svelare ancora il mistero del golfo mistico.

Birdman, o l’Imprevedibile Virtù dell’Ignoranza

Un grande titolo, degno di Kit Marlowe, e un buon film da parte di un come sempre compiaciuto Iñárritu che dimostra di potersi permettere di ingannare lo spettatore, e soprattutto i boriosi vecchi critici e le entusiaste giovani leve della bloggitudine. Lo può fare, perché il film lo regge un enorme, incredibile Keaton, un talento eccezionale, che Hollywood ha abbandonato quando non aveva più bisogno di lui.

Ma adesso il cavaliere oscuro è tornato.

Il nostro voto
Alejandro Inarritu Edward Norton Emma Stone Michael Keaton Naomi Watts
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Alessandro De Simone
Alessandro De Simone
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Critico, ufficio stampa, festival programmer, esperto di cinema sportivo. Tifoso del Napoli, dove è nato nel corso del XX secolo. Londra è la sua città, dove vive per la maggior parte del tempo. Ha fondato The Cinema Show nel 2010, come primo mensile esclusivamente per iPad in Italia.

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