Già non è facile girare un film da soli, in coppia i problemi si raddoppiano, ma in tre potrebbe essere l’inferno. Samuel Theis, Claire Burger e Marie Amachoukeli-Barsacq ci hanno provato e ci sono riusciti, aggiungendo ulteriori difficoltà raccontando in Party Girl la vita spericolata della mamma di Theis.
Spogliarellista prima e accompagnatrice di night club poi, Angelique è arrivata all’età in cui è costretta ad abbandonare il suo lavoro e, a sessant’anni mettere la testa a posto. Ci prova, ma quando si è liberi tutta la vita, anche sbagliare diventa un privilegio a cui è difficile rinunciare.
Difficile esercizio di equilibrio tra documentario e finzione, Party Girl riesce nell’intento di raccontare una vita senza tetto né legge, ma soprattutto senza filtri sociali ed emozionali. Angelique è una all’apparenza egoista e cattiva, mentre in realtà è un’anima paradossalmente più pura di molte altre la cui vita è scandita da valori essenziali come l’amicizia e l’amore per i propri figli. Ma sempre a modo suo.
Il trio alla regia racconta tutto senza dare giudizi, ma cercando il coinvolgimento dello spettatore, riuscendovi, e confezionando il tutto con luci, colori e musiche che rispecchiano romanticamente il mondo altro di Angelique. Meritata Camera d’Or al Festival di Cannes 2014.

