A un anno di distanza dal primo Jeepers Creepers, il regista Victor Salva torna sul personaggio mostruoso da lui creato cercando di bissarne il successo con un film, se possibile, ancora più inquietante.
Se i film horror si giudicassero solo dalla prima sequenza, allora questo sequel sarebbe un capolavoro; grazie, infatti, alla sua innata capacità di costruire situazioni di grande tensione attraverso l’utilizzo di pochi elementi, Salva apre il racconto con una scena dal ritmo concitato e dalla visionarietà incredibile. Il dolce ondulare dei campi di grano, il lento procedere della vita di campagna, lo stridulo verso delle cornacchie e le minacciose ombre proiettate da oscuri spaventapasseri: questi e pochi altri ingredienti servono al regista per immergere immediatamente lo spettatore in un clima di terrore e paura, amplificato dal fatto che ogni avvenimento accade in pieno giorno, sotto la luce di un sole infuocato. Peccato che successivamente il film si perda nei soliti clichés del genere horror, con scene d’azione pura anche notevoli alternate a dialoghi francamente ridicoli.
Come si evince dal pressbook, il regista si è chiaramente ispirato per molti aspetti al cinema di Alfred Hitchcock, in particolare a Gli uccelli e I prigionieri dell’oceano, soprattutto per quanto riguarda la costrizione di pochi personaggi in una situazione di estremo pericolo e per il costante clima d’assedio che vede i giovani giocatori di una squadra di basket intrappolati all’interno del pulmino della scuola in panne in mezzo alla campagna. Ma Salva, al contrario del suo illustre modello, non riesce a cogliere le dinamiche psicologiche che scattano tra i personaggi, poiché presta maggior attenzione al versante orrido e splatter della vicenda. Da questo punto di vista il film offre notevoli sorprese agli amanti del genere, grazie a una serie di smembramenti di corpi, autoriproduzioni di arti e teste, mutilazioni e quant’altro.
All’uscita del precedente capitolo si parlò (forse con troppa enfasi) di una rinascita del cinema dell’orrore; di questo sequel tutt’al più si può affermare che si tratti di un divertente prodotto d’intrattenimento, in cui momenti di puro terrore (pochi in realtà) si alternano a decise cadute di tono, come nel ridicolo finale in cui un attempato Ray Wise, ben lontano dai fasti di Twin Peaks, attende instancabile il risveglio del mostro per puro spirito di vendetta.


