Autrice particolarmente attenta alle questioni del sociale, ed in particolare alle tematiche inerenti al femminile, con Mi piace lavorare – Mobbing, opera che le vale il premio Panorama al Festival di Berlino 2004, Francesca Comencini continua lungo la linea del suo recente e toccante documentario Carlo Giuliani ragazzo, affrontando un problema che prescinde dall’ordine dei sessi, il mobbing.
Il titolo, sarcastico ed eloquente, esprime in maniera icastica, contenuti sviluppati attraverso una sceneggiatura semplice, scarna, quotidiana, su cui s’intende far riflettere, prima che sorridere.
Lo sguardo della regista è rivolto alle dinamiche più infime e meno nobilitanti dell’universo lavoro, dinamiche denunciate alla luce dei loro effetti devastanti, evitando un’inutile, vana, azzardata ricerca delle cause.
Per talento e naturale predisposizione espressiva al ruolo, Nicoletta Braschi, affiancata da una dolcissima Camille Dugay Comencini , si cala tout-court nel personaggio ed offre un’interpretazione intensa, che fa da perno ad un cast d’attori non professionisti o comunque poco noti al grande pubblico, la cui scelta – probabilmente strategica – risulta congeniale ai presupposti di un film dal taglio fortemente realistico, umano, perché reale è il dramma rappresentato, umane le emozioni trasmesse: comprensione, tenerezza, ma soprattutto tanta, tanta rabbia.


