Robert Zemeckis e Joel Silver sono davvero una bella coppia. Entrambi, infatti, hanno fatto del cinema il loro personalissimo parco giochi dove i sogni diventano realtà. Il primo si è tolto lo sfizio di viaggiare nel tempo, inseguire pietre verdi, lavorare con Paperino, Bugs Bunny, J.F.K. e John Lennon, incontrare gli alieni e reinventare Robinson Crusoe. L’altro ha creato una realtà parallela dominata da un computer e nel frattempo comprava palazzi per il gusto di farli saltare per aria.
Insieme hanno deciso che fosse arrivato il momento di dare una scossa al cinema horror, tornando ai classici del genere, attingendo, oltre che ai cult degli anni d’oro, anche alla migliore tradizione letteraria.
Da questa fortunata comunità d’intenti è nata la Dark Castle, casa di produzione che prima di Gothika aveva già all’attivo tre film, dall’elegante Il mistero della casa sulla collina, remake de Gli invasati di Robert Wise, ai più truculenti Tredici spettri e Nave fantasma. Tutti film ad alta tensione e caratterizzati da un’ironia che dona loro un raffinato tocco di classe.
Un ingrediente che manca in questa prima avventura americana di Matthieu Kassovitz. Dopo i fasti de L’odio (premio per la regia al Festival di Cannes), l’ex enfant prodige del cinema transalpino ha subito un’involuzione dettata più dalla presunzione di grandezza, tipicamente francese, che dalla reale mancanza di talento. I fiumi di porpora, convincente solo a metà, era un banco di prova per il confronto con il cinema di genere e con la capacità, necessaria in un cineasta, di affrontare una tensione manierista all’interno di uno stile predefinito.
Non è stato difficile per Kassovitz, già propenso all’emulazione, dato che il suo esordio Metisse e lo stesso L’odio sembrano seguire pedissequamente i primi passi della carriera di Spike Lee (vedi Lola Darling e Fa la cosa giusta), mentre il controverso Assasin(s) era un clone di Assassini nati di Oliver Stone.
Una scelta vincente
In Gothika questa caratteristica si trasforma in gusto della citazione. Rendendo ancora più intrigante e avvincente la strana storia di cui è protagonista la dottoressa Miranda Grey (Halle Berry), accusata dell’omicidio del marito Douglas (Charles S. Dutton), direttore del reparto psichiatrico del carcere femminile di Woodward dove anche lei prestava servizio. I ricordi di quella tragica notte sono confusi, ma quando, anche grazie all’aiuto del suo collega Pete Graham (Robert Downey Jr.), i contorni si fanno più definiti, Miranda capisce che i suoi gesti erano guidati dalla sete di vendetta di una misteriosa ragazza…
Gothika è un gustoso miscuglio
Tra i tanti ingredienti dell’horror e del thriller che sappiamo cari proprio a uno dei due produttori. Impossibile non rivedere tanti elementi propri de Le verità nascoste diretto dallo stesso Robert Zemeckis. Così come sono riconoscibili tante citazioni a classici come Il bacio della pantera di Jacques Tourner o Il corridoio della paura di Samuel Fuller. Fino a una strizzatina d’occhio a Femmine in gabbia, diretto da Jonathan Demme, ma prodotto da Roger Corman, uno che di cinema di genere ne sa qualcosa.
Oltre queste chicche senz’altro gustose…
…è anche molto interessante la struttura della sceneggiatura, il cui sviluppo non differisce da quella tradizione letteraria che è naturale genitrice dei tanti balzi di terrore fatti a causa di una porta che sbatte, una tenda che si gonfia, un’ombra in lontananza.
La giovane e bella eroina è tenuta prigioniera in una grande casa, isolata e abitata da folli. Quelle forze oscure che crede stiano tramando contro di lei, serbano invece la soluzione di un terribile segreto. “I misteri di Udolfo”, “L’abbazia di Northanger”, “Il castello di Otranto”, a voi il divertimento di scoprire in questi pochi titoli alcune analogie con Gothika. Non per cercare di smontare il film di Kassovitz, bensì per apprezzarne maggiormente l’eleganza complessiva.
Una cura che ritroviamo in tutta la produzione
Grazie all’ottima fotografia di Matthew Libatique, già ‘cinematographer’ dei due film di Darren Aronofsky π e Requiem for a Dream, e alle ambientazioni ricreate da Graham Walker, scenografo specializzato nel costruire set per film fantastici.
Tutto a suo agio il cast. Halle Berry è bella, atletica e razionale come richiede il personaggio. Robert Downey Jr., nonostante i molti problemi con la droga, continua a essere uno dei migliori talenti degli ultimi quindici anni e, a dispetto delle poche pose. Anche Penelope Cruz è in grado di tratteggiare con efficacia un personaggio che nell’economia del racconto ha una notevole importanza.
Il finale riserva molti colpi di scena, che ci guardiamo bene dallo svelare, che rendono ancora più intrigante la visione di un film che centra gli obiettivi.
E di questi tempi non è davvero cosa da poco.


