Peppermint, ovvero il cielo non conosce ira più grande di quella di una donna ferita. In questo caso nei suoi affetti più cari, marito e figlia, assassinati da un boss della droga come esempio per i suoi nemici. Ma come spesso accade, i criminali commettono imperdonabili errori. Come lasciare in vita una donna che ha perso tutto. E adesso vuole solo vendetta.
Peppermint, Jennifer Garner Lives Again
Era tanto che non vedevamo Jennifer Garner in un ruolo action, dopo avere lanciato la sua carriera nei panni di Sydney Bristow, l’agente della CIA sotto copertura di Alias, una delle serie di maggiore successo degli anni 2000. Fu proprio quella parte che la fece diventare la prima eroina Marvel, molto prima di altre ben più sociologicamente celebrate.
Certo, la sua Elektra ebbe la sfortuna di apparire in film non proprio da ricordare, da Daredevil al suo stand alone. Ma era una Marvel diversa, il MCU era ancora di là da venire e c’è anche da dire che un personaggio come Elektra, nell’annacquata versione che verrebbe fuori da casa Disney, sarebbe uno sfregio a quella, meravigliosa e tragica, di Frank Miller e Bill Sienkiewicz.
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Eppure, in questo momento di giubilo per le donne forti che riparano torti, è a lei che dovrebbe andare il primo pensiero, una donna che si è sacrificata per tutte quelle che sono venute dopo, compresa la Elektra della serie Netflix su Daredevil.
Detto ciò, vendetta sembra ormai fare rima con donna, o forse giustizia, il che forse è anche un po’ inquietante. Da l’Atomica Bionda Charlize Theron alla bellissima e spietata Matilda Lutz di Revenge, senza dimenticare l’esplosiva Salma Hayek di Beverly, le femmine sono oggi le arme letali per eccellenza.
Peppermint non è da meno
E compie la sua missione come più piace a Pierre Morel, regista francese cresciuto alla corte di Luc Besson, che si è fatto le ossa come direttore della fotografia per poi esordire con un film affatto pretenzioso come il remake di Distretto 13 di John Carpenter. È a lui che si deve il rapporto conflittuale che ha Liam Neeson con il telefono. Taken è stato un successo tanto inaspettato quanto clamoroso, e in questi casi ha sempre ragione chi vince.
Peppermint è la declinazione al femminile di Bryan Mills, segue lo stesso schema, ma con motivazioni ancora più forti, e anche molto più eticamente ambigue. Riley North, la vendicatrice della Garner, si fa banalmente giustizia sommaria perché quella ordinaria è corrotta. E pensa bene di punire anche chi la rappresenta malamente. Un messaggio quanto mai pericoloso nella società contemporanea, pur essendo cresciuti a pane e armi automatiche dagli anni Ottanta in poi. Rambo e Commando erano gli eroi dell’America reaganiana, dichiaratamente repubblicani e quindi coerenti.
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Le donne guerriere raccontate dagli uomini sembrano invece semplicemente voler giustificare con la violenza decenni di frustrazioni di genere. Trasformandosi in spietate macchine da guerra, ma anche nei peggiori maschi possibili.
Quindi, per favore, ridateci Elektra.


